Disidratanti per semi: ogni punto di umidità raddoppia shelf life

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I sacchetti disidratanti (comunemente chiamati anche sali disidratanti, sali antimuffa o sali essiccanti) servono a mantenere il seme nell’intervallo di umidità in cui resta vitale più a lungo in modo da stabilizzarne il contenuto d’acqua e mantenerlo in condizioni di conservazione ottimali. I disidratanti per semi trovano applicazione sia per un lotto di sementi destinato alla semina in campo, sia per le bustine che un orticoltore conserva da un anno all’altro.

Ogni punto di umidità in meno raddoppia la vita del seme

Le regole empiriche formulate da Harrington (James F. Harrington 1916-2002 professore emerito di orticoltura all’Università della California a Davis) e riprese dalla FAO nel manuale sulla conservazione delle sementi sono due e sono ben precisate:

  • nell’intervallo fra il 4% e il 14% di umidità del seme, la longevità raddoppia per ogni punto percentuale di umidità in meno. Un lotto la cui germinabilità è un anno se conservato al 12% di UR, quando viene portato all’11% la mantiene per due anni, al 10% per quattro e al 9% per otto: quattro punti di umidità in meno valgono sedici volte la durata.
  • fra 0 e 50 °C, la longevità raddoppia ogni 5 °C di temperatura in meno.

Le soglie operative sono altrettanto nette. Sopra il 12-14% di umidità si sviluppano le muffe. Sopra il 18-20% il lotto comincia a scaldarsi da solo per effetto della respirazione. Sotto l’8-9% l’attività degli insetti si riduce drasticamente. Fra il 4% e l’8% la conservazione in contenitore chiuso è considerata sicura.

Il dosaggio giusto, fa la differenza

Qui sta il punto che viene quasi sempre ignorato.

Più secco non è indefinitamente meglio. La regola di Harrington vale entro un intervallo preciso e sotto il 4% non ci sono benefici documentati. Gli standard FAO per le banche del germoplasma prevedono l’essiccazione dei semi ortodossi (ovvero quelli che tollerano l’essiccazione spinta e il freddo senza perdere la capacità di germinare) fino all’equilibrio con un ambiente al 10-25% di umidità relativa, non oltre. Un disidratante sovradimensionato in un imballaggio piccolo e a tenuta porta il seme sotto la soglia dove la vitalità non migliora più e in alcune specie peggiora.

Il quantitativo di disidratante va calcolato in funzione del volume dell’imballaggio, della permeabilità al vapore acqueo del materiale, dell’umidità di partenza del lotto, del tempo di conservazione previsto e della capacità di adsorbimento del disidratante impiegato. La stessa logica che governa il dimensionamento secondo la DIN 55474 applicata all’imballaggio industriale, con un vincolo in più: il seme è un organismo vivo, e il target non è il minimo assoluto ma una finestra ben precisa, tra il 4 e il 14% UR.

Levosil esegue questo calcolo per il cliente, sulla base delle caratteristiche dell’imballaggio e delle condizioni di conservazione dichiarate.

L’imballaggio a tenuta di umidità

Un disidratante lavora sull’aria che lo circonda. Se l’imballaggio lascia passare il vapore acqueo, il sacchetto si mette in equilibrio con l’ambiente e si satura vanificando presto la sua funzione.

Per questo la scelta dell’imballaggio viene prima della scelta del disidratante. Buste di carta, sacchetti in polietilene sottile e barattoli con coperchio non a tenuta non trattengono l’umidità: rallentano lo scambio, non lo impediscono. La FAO indica per la conservazione a lungo termine contenitori metallici sigillati, vetro spesso o buste laminate con strato di alluminio, capaci di mantenere il tenore di umidità per decenni.

Un imballaggio a tenuta di umidità con l’aggiunta del disidratante corretto è un sistema. Ciascuno dei due, da solo, non lo è. Sulla durata utile del sacchetto in funzione della permeabilità dell’imballaggio abbiamo pubblicato un approfondimento dedicato.

Sementi professionali, magazzino e lotti

Per un’azienda sementiera il problema non è la conservazione in sé: è mantenere costante la germinabilità dichiarata dal confezionamento fino alla semina anche dopo la conservazione in ambienti non climatizzati o il trasporto (magari via mare).

I disidratanti Levosil sono disponibili in tutte le grammature in modo da adattarsi ad ogni tipologia di imballaggio.

Semi da orto e conservazione domestica

L’errore più diffuso fra gli hobbisti è il barattolo in frigorifero.

L’idea è corretta (il freddo raddoppia la longevità ogni 5 °C), ma bisogna tenere sotto controllo anche l’umidità. A ogni apertura il contenitore freddo incontra l’aria calda e umida della cucina, e l’acqua condensa proprio sui semi mettendo in pericolo la conservazione dei semi.

La condensa si evita con un imballaggio adatto e un Micro Bag all’interno: il disidratante assorbe l’umidità che entra a ogni apertura prima che raggiunga il punto di rugiada sul seme. Il formato Micro Bag è quello giusto per questa applicazione perché si adatta anche a bustine e barattoli di piccolo volume, dove un sacchetto tradizionale non troverebbe posto.

Perché per i semi usiamo i Micro Bag

I Micro Bag sono i disidratanti che Levosil produce per il contatto diretto con alimenti e prodotti farmaceutici. Questo ha una conseguenza che nel settore sementiero risulta estremamente interessante: non sono un veicolo di contaminazione.

  • Sono prodotti in regime ISO 15378, lo standard di qualità per il packaging primario farmaceutico.
  • Le aree di produzione e i prodotti finiti sono sottoposti a test microbiologici annuali che ne verificano la purezza.
  • Non introducono spore di muffe nel contenitore.

Il disidratante sottrae l’umidità in eccesso dall’aria e trattiene il vapore acqueo al proprio interno. Non rilascia nulla, non altera le proprietà organolettiche e non interviene chimicamente sul seme; quindi anche da un punto di vista della semina biologica si tratta di un prodotto idoneo.

Container marittimi e Levodry Gel

Nelle spedizioni via mare il problema cambia natura.

Un container attraversa fasce climatiche diverse. L’aria interna si raffredda, l’umidità relativa sale, e raggiunge il punto di rugiada (si condensa): condizioni in cui si verifica la cosiddetta “pioggia da container”. Secondo il Transport Information Service degli assicuratori tedeschi, le muffe si sviluppano a partire dal 75% di umidità relativa e la corrosione sotto il 40% è trascurabile: dunque dovremo contenere l’umidità relativa al di sotto del 40% per eliminare i danni causati dall’eccessiva umidità durante il trasporto.

Le quantità in gioco sono un ordine di grandezza diverso da quello dell’imballaggio. Lo stesso servizio calcola che un container da 20 piedi con 24 tonnellate di cacao al 12% di umidità contenga 2.880 kg d’acqua. Uno studio pubblicato nel 2026 su Heat and Mass Transfer modella un viaggio invernale Abidjan-Amburgo di quattordici giorni e prevede 15,4 kg di condensa, l’85,8% dei quali nell’ultima settimana, con formazione di condensa anche a un’umidità della merce del 6% (cioè entro i limiti microbiologici di sicurezza).

Il Levodry Gel non asciuga il carico: governa l’umidità dell’aria. È un disidratante a base di cloruro di calcio, che trattiene l’acqua in forma di gel senza rilasciarla. Il formato a striscia con gancio permette di appenderlo agli anelli interni del container o di alloggiarlo nelle corrugazioni delle pareti. Il quantitativo di Levodry Gel per container si calcola in base alla durata del viaggio, alle rotte, alla stagione e all’igroscopicità del carico. Per le sementi, che sono merce viva e igroscopica, il dimensionamento va fatto sul caso specifico. Le buone pratiche di stivaggio delle unità di carico sono quelle del CTU Code, di cui abbiamo trattato in una news dedicata.

Punti salienti

  • Nell’intervallo 4-14%, ogni punto di umidità in meno raddoppia la longevità del seme; ogni 5 °C di temperatura in meno fa lo stesso.
  • Più secco non è sempre meglio: sotto il 4% non ci sono benefici documentati, e il quantitativo di disidratante va calcolato, non massimizzato.
  • Il disidratante funziona solo dentro un imballaggio a tenuta di umidità.
  • Per i semi da orto, il barattolo in frigorifero senza disidratante produce condensa a ogni apertura.
  • I Micro Bag sono prodotti in ISO 15378 per il contatto diretto con alimenti, con test microbiologici annuali su aree di produzione e prodotti: non introducono spore di muffe.
  • Sulle spedizioni via mare il Levodry Gel governa l’umidità dell’aria proteggendo i carichi sensibili all’umidità.
  • Levosil calcola il quantitativo di disidratante per l’imballaggio e il numero di unità per container: inviateci volume, materiale, umidità di partenza e durata prevista.

Contattateci: +39 011 96 43 430 — info@levosil.com


Adsorbimento selettivo dell’umidità

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I setacci molecolari sono zeoliti sintetiche a porosità calibrata, utilizzati per produrre sacchetti disidratanti destinati ad applicazioni particolari, quando il gel di silice o l’argilla attivata non sono adatti. Per l’adsorbimento dell’umidità si impiegano normalmente il tipo 4 e 3 A.

Il loro impiego ha senso in due casi: quando nell’ambiente sono presenti altri gas che non devono essere rimossi insieme all’umidità, e quando l’umidità deve essere adsorbita e trattenuta anche a temperature elevate. Fuori da questi casi, il gel di silice o l’argilla attivata offrono una prestazione equivalente sono più facili da gestire.

La struttura: perché l’adsorbimento è selettivo

Il setaccio molecolare è un allumino-silicato con una struttura tridimensionale di canali e cavità di dimensione regolare. L’apertura dei pori determina quali molecole possono entrare ed essere trattenute: nei setacci 3A e 4A vengono adsorbite solo le molecole sufficientemente piccole e polari, come l’acqua.

Questa regolarità è la differenza sostanziale rispetto al gel di silice e all’argilla attivata, che sono adsorbenti non selettivi: trattengono l’umidità, ma anche altri gas presenti nell’aria.

Interruttori ad alta tensione

L’applicazione in cui la selettività è indispensabile riguarda gli interruttori ad alta tensione a gas isolante (anti-arco voltaico). Qui l’obiettivo è rimuovere l’umidità residua senza sottrarre il gas isolante: un disidratante non selettivo adsorbirebbe entrambi, alterando la composizione del gas e la sua funzione. Il setaccio molecolare, grazie alla calibrazione dei pori, risolve questo problema in modo specifico.

Prestazioni ad alta temperatura

A differenza degli altri disidratanti utilizzati nell’imballaggio industriale, i setacci molecolari adsorbono e trattengono l’umidità anche ad alte temperature. Il gel di silice e l’argilla attivata iniziano a perdere efficacia già intorno ai 50 °C; il setaccio molecolare mantiene una buona capacità disidratante anche oltre i 120 °C.

La sua temperatura di rigenerazione supera i 300 °C: anche in presenza di temperature molto alte, il materiale non rilascia l’umidità adsorbita. Per lo stesso motivo, in condizioni normali un setaccio molecolare è praticamente impossibile da rigenerare.

Perché non viene impiegato per la protezione dei container

Nei container il problema è assorbire grandi quantità di umidità a temperatura ambiente: non servono né selettività né resistenza al calore. La soluzione corretta è il cloruro di calcio (Levodry Gel).

Applicazioni farmaceutiche

Nel settore farmaceutico il setaccio molecolare viene spesso utilizzato, ma nella maggior parte dei casi non presenta vantaggi reali rispetto al gelo di silice. La performance del setaccio molecolare e del Gel di Silice sono praticamente identiche (entrambi i materiali hanno una capacità disidratante del 20% del loro peso in condizioni di test standard 40% di umidità relativa e 23°C). Il setaccio molecolare potrebbe tornare utile qualora all’interno della confezione del farmaco sia necessario rimuovere l’umidità e non altri gas, ma si tratta di casi molto rari.
Spesso si fa la considerazione, corretta, che la velocità con cui il setaccio molecolare adsorbe l’umidità sia maggiore di quella degli altri disidratanti, ma in condizioni normali e in packaging di piccole dimensioni si tratta di una differenza a malapena misurabile.
In pratica

  • Setaccio molecolare = zeolite sintetica (tipicamente 3A o 4A) ha porosità calibrata, adsorbimento selettivo dell’umidità.
  • Quando è necessario rimuove l’umidità senza captare anche altri gas e se si deve trattenere l’umidità anche a temperature elevate (attivo a 120 °C, rigenerazione oltre 300 °C).
  • Nei container non serve: la soluzione corretta è il cloruro di calcio (Levodry Gel).
  • Nel campo d’applicazione farmaceutico le prestazioni di adsorbimento sono paragonabili al gel di silice; il vantaggio di velocità è marginale.
  • I nostri tecnici sono a disposizione per consigliarvi il disidratante più corretto da utilizzare in funzione del risultato che dovete ottenere.

Puoi contattarci adesso per maggiori informazioni: 0039 011 96 43 430 + info@levosil.com

Un disidratante per i flaconi con collo stretto: Micro Bag Slim

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I Micro Bag trovano la loro principale applicazione nella protezione delle capsule, compresse, polveri e prodotti alimentari e farmaceutici dall’umidità. Il formato standard, largo 25 mm, copre la maggior parte delle esigenze di confezionamento. Ma non tutti i flaconi hanno un collo così largo.

Per questo Levosil produce anche il Micro Bag nel formato Slim, con lato corto da 19 mm in modo da permettere l’inserimento anche in flaconi con imboccatura ridotta.

Il Micro Bag è disponibile in tre larghezze:

  • 25 mm, il formato classico, sempre disponibile per tutte le grammature.
  • 19 mm versione Slim, pensato per i flaconi con apertura piccola, nelle grammature da 0,5 g, 1 g e 2 g.
  • 22 mm, larghezza intermedia, prodotta su richiesta.

Gli standard sono da 0,25 g a 6 g. Ma misure e pesi personalizzati sono realizzabili su specifica del cliente, in tutte le larghezze.

Tre disidratanti, secondo l’esigenza di assorbimento

I Micro Bag sono disponibili in Gel di Silice, Argilla Attivata o Setaccio Molecolare. Tutti i disidratanti impiegati per la produzione dei sacchetti disidratanti Levosil non sono pericolosi o etichettati.

Tutti i materiali essiccanti lavorano rimuovendo l’eccesso di umidità dall’aria e intrappolando il vapore acqueo al loro interno in maniera sicura e definitiva. Non modificano le proprietà organolettiche degli alimenti e non causano mutazioni chimiche dei principi attivi.

Su richiesta, Levosil realizza anche miscele disidratanti su misura per esigenze di assorbimento specifiche.

Involucro in Tyvek o Carta FSC

L’involucro più comune è in Tyvek (polietilene spunbonded), permeabile al vapore acqueo e a prova di polvere, conforme ai requisiti di barriera funzionale del Regolamento (CE) 450/2009 ma le medesime performance possono essere garantite anche con l’involucro in carta certificata FSC ed adatta per l’impiego in contatto diretto con alimenti per chi cerca un’alternativa alla plastica.

Farmaceutico, nutraceutico, alimentare

Il Micro Bag è prodotto in conformità a ISO 15378 ed è supportato, per l’uso farmaceutico, da un Drug Master File di Tipo III.

Per il contatto con alimenti, il Micro Bag è conforme all’articolo 3 del Regolamento (CE) 1935/2004 e al Regolamento (UE) 10/2011; il materiale disidratante rispetta il capitolo USP 670. Levosil è registrata presso l’ASL competente (tramite SUAP), ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. 29/2017, in qualità di produttore di materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (MOCA).

La forma e il colore del Micro Bag lo distinguono nettamente dal prodotto confezionato, per ridurre il rischio di confusione con capsule, compresse o altri articoli.

La stampa del Micro Bag è conforme a quanto richiesto dalle normative europee e nella parte non vincolata può essere personalizzato per venire incontro alle esigenze dei clienti.

In pratica

  • Larghezza 25 mm per l’uso corrente, Micro Bag Slim (19 mm) per flaconi con collo stretto, 22 mm su richiesta.
  • Grammature da 0,25 g a 6 g; misure e pesi custom disponibili su specifica cliente.
  • Gel di silice, argilla attivata o setacci molecolari, secondo l’esigenza di assorbimento.
  • Conformità ISO 15378, Drug Master File Tipo III, Regolamento (CE) 1935/2004, Regolamento (UE) 10/2011, USP 670, comunicazione MOCA all’ASL competente.
  • Disponibile anche in involucro FSC® con bioplastica compostabile.

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Quanto dura il sacchetto disidratante?

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Quanto tempo dura un sacchetto disidratante?

Un sacchetto disidratante (comunemente “sale disidratante” o “sale antimuffa”) si considera “scaduto” quando ha adsorbito tutta l’umidità che poteva immagazzinare: a quel punto smette di funzionare.

La velocità con cui si satura non dipende da un decadimento chimico del materiale, ma da quanta umidità incontra.

In un imballaggio ben sigillato, con poca umidità in ingresso, lo stesso sacchetto può proteggere per mesi. In un imballaggio permeabile, o pieno di materiali umidi, può esaurirsi in pochi giorni.

Il disidratante non scade. Si satura.

I disidratanti non si degradano chimicamente con il tempo: adsorbono vapore acqueo fino a raggiungere la loro capacità massima, poi si fermano.

La domanda corretta quindi non è “quanto dura il disidratante”, ma “quanta umidità troverà il disidratante, e in quanto tempo?”.

L’imballaggio decide la durata

Il sacchetto disidratante lavora sempre in coppia con l’imballaggio. Il suo compito è rimuovere l’umidità contenuta all’interno dell’imballaggio e captare quella che vi penetra dall’esterno nel tempo.

Se il materiale barriera che racchiude il sacchetto disidratante e i materiali da proteggere lascia passare grandi quantitativi di umidità, il sacchetto si saturerà in fretta.

Il parametro chiave è la permeabilità al vapore acqueo del materiale di imballaggio (indicata nelle schede tecniche come WDD o WVTR, in g/m² al giorno): più la barriera è permeabile, più umidità entra ogni giorno, prima il disidratante si satura.

Per questo è importante utilizzare sempre materiali barriera di qualità, adatti allo scopo e alla durata di protezione che si vuole raggiungere.

L’umidità nascosta dentro l’imballaggio

C’è poi l’umidità che l’imballaggio già contiene in partenza. Legno dei pallet, cartone, riempitivi di carta: sono tutti materiali igroscopici che contengono acqua e la rilasciano lentamente nell’aria interna della confezione.

Spesso ci si focalizza sul volume di un imballaggio concentrandosi solo sul quantitativo di umidità contenuto nell’aria. Questo quantitativo, in realtà, è importante ma non è il grosso dell’umidità che troviamo in un imballaggio. Il più delle volte la maggior parte dell’umidità è quella che viene rilasciata dai materiali igroscopici.

Non inserite mai materiali umidi nell’imballaggio. Ogni grammo d’acqua contenuto nel legno o nel cartone è un grammo che il disidratante dovrà adsorbire: capacità sprecata in partenza.

Quanto dura, in numeri: il calcolo secondo DIN 55474

La stima della quantità di disidratante necessaria — e quindi della durata della protezione — non si fa a occhio: la norma DIN 55474 fornisce la formula di calcolo.

La formula è:

n = ( V · b + m · c + WDD · A · e · t ) / a

Dove:

  • n — numero di unità disidratanti DIN (DU) necessarie
  • V — volume interno dell’imballaggio (m³)
  • b — umidità contenuta nell’aria interna alla chiusura (g/m³)
  • m — massa dei materiali igroscopici presenti nell’imballaggio: legno, cartone, riempitivi (kg)
  • c — contenuto di umidità di questi materiali (g/kg)
  • A — superficie dell’imballaggio barriera (m²)
  • WDD — permeabilità al vapore acqueo del materiale barriera (g/m² · giorno)
  • e — fattore correttivo climatico definito dalla norma
  • t — durata di protezione richiesta (giorni)
  • a — capacità di adsorbimento di una unità disidratante DIN

Il risultato è il numero di unità disidratanti DIN da inserire nell’imballaggio per garantire la protezione per tutto il tempo t. La formula funziona solo se avete tutti i dati: senza uno di questi parametri, il calcolo non è affidabile.

Bisogna accettare il fatto che gli imballaggi industriali hanno sempre una permeabilità al vapore acqueo, che può essere più alta o più bassa. Se si applica correttamente il quantitativo risultante dal calcolo DIN, si ha la garanzia che l’imballaggio sarà preservato per la durata desiderata.

Sul sito Levosil è disponibile un calcolatore automatico che applica direttamente la formula DIN 55474: https://levosil.com/en/din-55474-standard/. Se ci vorrete contattare, il calcolo lo faremo noi.

La DIN 55474 si applica ai disidratanti all’interno degli imballaggi. Per il dimensionamento dei disidratanti da container per il trasporto marittimo il riferimento è il CTU Code o la scheda tecnica del produttore: ne abbiamo parlato in un approfondimento dedicato.

In pratica

  • Il disidratante non scade: si satura in funzione dell’umidità che incontra.
  • La durata la decide l’imballaggio: serve una barriera che isoli merce e sacchetto dall’ambiente esterno.
  • Controllate la permeabilità al vapore acqueo (WDD) del materiale barriera: è il dato che influenza quanta umidità entra ogni giorno. Una bassa barriera all’umidità richiederà un maggiore numero di sacchetti disidratanti; una barriera molto alta (come il Triplex in alluminio) richiederà un quantitativo inferiore.
  • Niente materiali umidi dentro la confezione: legno e cartone bagnati consumano il disidratante prima del tempo.
  • Per calcolare quantità e durata usate la DIN 55474, con tutti i dati richiesti: senza quelli, ogni stima è una scommessa.
  • Il calcolatore Levosil è disponibile all’indirizzo https://levosil.com/en/din-55474-standard/, oppure ci potete chiamare e provvediamo noi.

CTU Code e Levodry

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CTU Code e Levodry Gel: sacchetti disidratanti conformi per la protezione dei container

Sì, il Levodry Gel di Levosil è conforme alle raccomandazioni del CTU Code relative al controllo dell’umidità nei container. I sacchetti disidratanti (comunemente chiamati anche sali disidratanti, sali essiccanti o sali antimuffa) a base di cloruro di calcio del Levodry Gel mantengono l’umidità relativa interna al container sotto la soglia di sicurezza del 60%, in linea con quanto indicato dall’Annex 3 del CTU Code per raggiungere lo stato di “container-dry”.

Cos’è il CTU Code

Il CTU Code (Code of Practice for the Packing of Cargo Transport Units) è il codice di pratica pubblicato congiuntamente da IMO (International Maritime Organization), ILO (International Labour Organization) e UNECE(United Nations Economic Commission for Europe). È stato approvato nel 2014, in aggiornamento delle precedenti Guidelines del 1997.

Il materiale informativo di supporto è pubblicato come circolare MSC.1/Circ.1498 dell’IMO.

Il CTU Code non è un regolamento vincolante: si tratta di un codice di raccomandazioni globali, adottato come riferimento internazionale da spedizionieri, compagnie assicurative, autorità doganali e utilizzato in molti Paesi come base per la legislazione nazionale sul trasporto merci in container.

Copre tutte le modalità di trasporto delle unità di carico: marittimo, stradale e ferroviario.

Cosa dice il CTU Code sull’umidità nei container

Il tema del controllo dell’umidità è trattato nell’Annex 3 del CTU Code e approfondito nel materiale informativo MSC.1/Circ.1498.

I punti chiave sono:

  • il carico deve essere portato allo stato di “container-dry” prima della stiva, ossia con un contenuto di umidità tale da non rilasciare vapore acqueo in quantità dannosa durante il trasporto;
  • quando il pre-essiccamento del carico non è sufficiente, si raccomanda l’uso di sacchetti disidratanti per assorbire l’umidità in eccesso;
  • vengono definite soglie di rischio dell’umidità relativa (UR) all’interno del container.

Soglie di umidità relativa indicate dal CTU Code

Umidità relativaRischio
≥ 40%Corrosione di metalli ferrosi
≥ 75%Formazione di muffa su legno, alimenti, tessili, prodotti igroscopici
< 60%Livello considerato sicuro, con margine contro variazioni di temperatura

Il valore di UR inferiore al 60% viene indicato come condizione di riferimento per prevenire la formazione di condensa (il cosiddetto “container rain”) anche in presenza di forti escursioni termiche giorno/notte durante il trasporto marittimo.

Cos’è il container rain e perché è pericoloso

Il container rain è il fenomeno per cui il vapore acqueo presente nell’aria interna al container condensa sulle pareti e sul soffitto durante il raffreddamento notturno, per poi ricadere sulla merce come vera e propria pioggia. Le conseguenze sono:

  • corrosione di parti metalliche;
  • formazione di muffe e funghi;
  • cedimento degli imballaggi in cartone;
  • macchie, aloni e alterazioni degli imballaggi;
  • deterioramento di prodotti igroscopici (caffè, cacao, tessili, legno, alimenti secchi).

Anche pochi cicli di condensa possono causare danni irreversibili.

Come il Levodry Gel garantisce la conformità al CTU Code

Il Levodry Gel è un sacchetto disidratante specifico per container, formulato con una miscela di cloruro di calcio e agente gelificante. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono conforme alle raccomandazioni del CTU Code:

  • Capacità di assorbimento fino al 300% del proprio peso: adsorbe il vapore acqueo emesso dal carico e dai materiali di imballaggio per tutta la durata del trasporto marittimo.
  • Mantiene l’UR interna sotto il 60%: opera nell’intervallo tra il 40% e il 60% di umidità relativa, esattamente la finestra indicata dal CTU Code come sicura.
  • Trasformazione dell’umidità in gel: l’agente gelificante blocca l’acqua assorbita, evitando che il liquido possa fuoriuscire dal sacchetto e contaminare il carico.
  • Formato flessibile: disponibile in pannelli, catene con gancio e sacchetti singoli con lato in PE, adattabili a container standard, reefer e configurazioni di carico diverse.
  • Sicurezza normativa: registrato REACH (Regolamento CE 1907/2006), notificato ai sensi del Regolamento UE 2017/542 (UFI) tramite portale ECHA PCN e ISS, esente da Dimetil Fumarato in ottemperanza alla Decisione 2009/251/CE, esente da sostanze SVHC.
  • Sicuro per il contatto alimentare: idoneo alla protezione di carichi alimentari e materie prime destinate al consumo umano.
  • Conforme alle FCC Guidelines per il trasporto di cacao in container.

Come dimensionare correttamente il Levodry Gel nel container

Il dimensionamento del Levodry Gel per un container non segue norme standard: la quantità corretta viene calcolata da Levosil in base all’esperienza tecnica maturata dal 1964 e ai test in camera climatica interna, valutando diversi fattori:

  • volume interno del container (20′, 40′, 40′ HC);
  • durata del viaggio e rotta prevista;
  • tipologia di carico (igroscopico o non igroscopico);
  • presenza di pallet in legno e altri materiali che rilasciano umidità;
  • eventuale copertura del carico con barriere plastiche o film VCI.

Levosil fornisce assistenza tecnica diretta per raccomandare il quantitativo ottimale caso per caso.

Approfondimenti

Per approfondimenti sulla conformità normativa del Levodry Gel:

Il codice UFI del Levodry Gel è notificato tramite portale ECHA PCN e ISS ed è disponibile su richiesta per uso B2B.

Contatti

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I sacchetti disidratanti Levosil sono conformi a MIL-D-3464?

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Risposta breve

Sì. I sacchetti disidratanti Levosil — comunemente chiamati anche “sali disidratanti”, “sali antimuffa” o “sali essiccanti” — a base di gel di silice e argilla attivata sono conformi alla specifica militare statunitense MIL-D-3464E (Desiccants, Activated, Bagged, Packaging Use and Static Dehumidification), nelle configurazioni Type I (argilla) e Type II (gel di silice).

La conformità è possibile perché i nostri sacchetti utilizzano disidratanti adsorbenti e non deliquescenti, come richiesto dalla clausola 3.2.1 della norma. Il Levodry Gel (a base di cloruro di calcio) risponde a un requisito diverso — la protezione dei container marittimi — e per sua natura chimica non ricade nel campo di applicazione della MIL-D-3464.


Cosa richiede la MIL-D-3464E

La MIL-D-3464E, emessa dal Dipartimento della Difesa statunitense nel 1987, definisce i requisiti per i sacchetti disidratanti utilizzati nell’imballaggio militare e industriale per prevenire corrosione e muffe in ambienti chiusi.

Requisiti chiave della norma:

  • Materiale non deliquescente (clausola 3.2.1): il disidratante non deve liquefarsi con l’assorbimento dell’acqua.
  • Capacità di adsorbimento minima: 3,00 g di vapore acqueo a 20% RH e 6,00 g a 40% RH, per unità di disidratante, a 25 °C.
  • Peso unitario massimo: 50 g per unità.
  • Rigenerabilità: dopo riattivazione a 118,3 °C, il sacchetto deve conservare almeno il 90% della capacità originale.
  • Tre classificazioni disponibili:
    • Type I — uso generale (tipicamente argilla)
    • Type II — antipolvere (tipicamente gel di silice in Tyvek®)
    • Type III — condizioni specifiche (8 e 16 unità)

Perché il cloruro di calcio no?

La distinzione tecnica è chimica e riguarda il meccanismo con cui il materiale cattura l’umidità. Non tutti i disidratanti (spesso chiamati anche “sali disidratanti” o “sali antimuffa”) sono equivalenti sotto la MIL-D-3464.

Adsorbimento (gel di silice, argilla, setacci molecolari)

Il vapore acqueo viene trattenuto sulla superficie porosa del granulo per forze fisiche. Il materiale resta solido, asciutto, non deliquescente. Può essere rigenerato in forno. Rispetta la clausola 3.2.1 della MIL-D-3464E.

Assorbimento (cloruro di calcio)

Il cloruro di calcio è deliquescente: cattura l’umidità e si trasforma in soluzione salina liquida, trattenuta all’interno del sacchetto grazie a matrice gelificante e involucro impermeabile. Ha una capacità di assorbimento molto superiore al gel di silice (fino al 300% del peso), ma non soddisfa il requisito di non deliquescenza della MIL-D-3464E.

Per questo motivo il Levodry Gel è progettato per una norma di riferimento diversa: DIN 55474 (protezione delle merci in container marittimi) e le pratiche di prevenzione del container rain.


Matrice di conformità Levosil per famiglia di prodotto

DisidratanteMIL-D-3464EDIN 55473REACHUFI / CLP
Gel di silice✅ Type I-II✅ Type A/B/Tyvek®✅ Non richiesto
Argilla attivata✅ Type I-II✅ Type A/B/Tyvek®NaturaleNon richiesto
Setacci molecolari–✅ Type A/B/Tyvek®✅ Non richiesto
Cloruro di calcioNon applicabileNon Applicabile✅ ✅
Gel di silice / setacci✅ Type II✅ Tyvek®✅ Non richiesto

L’UFI (Unique Formula Identifier) è obbligatorio dal 1° gennaio 2021 ai sensi del Regolamento (UE) 2017/542 e dell’Allegato VIII del CLP solo per le miscele classificate come pericolose. Il Levodry Gel è notificato tramite il portale ECHA PCN e l’ISS. I sacchetti a base di gel di silice, argilla e setacci molecolari non richiedono notifica UFI perché non sono miscele pericolose ai sensi del CLP.


Cosa significa “conformità MIL-D-3464” nella pratica

Un sacchetto conforme MIL-D-3464 deve garantire quattro cose:

  1. Prestazione misurabile — adsorbimento verificato in condizioni standard.
  2. Sicurezza chimica — non deliquescente, non corrosivo verso acciaio, ottone, alluminio, magnesio (clausola 3.11).
  3. Rigenerabilità — riutilizzabile dopo essiccazione in forno.
  4. Tracciabilità — etichettatura conforme che identifica nomenclatura, specifica, tipo, numero di unità, temperatura e tempo di riattivazione, produttore.

Levosil produce sacchetti disidratanti (sali disidratanti, sali antimuffa) conformi a queste caratteristiche dal 1964, con stabilimento a Chiusa di San Michele (Torino) e certificazioni ISO 9001 e ISO 15378 (packaging farmaceutico).


Il set normativo completo Levosil

Levosil è tra i pochi produttori europei di sacchetti disidratanti che copre integralmente lo spettro normativo di riferimento:

  • MIL-D-3464E (specifica militare USA) — sacchetti gel di silice e argilla
  • DIN 55473 (norma tedesca sui disidratanti per imballaggio) — Type A e B
  • DIN 55474 (dimensionamento disidratanti per imballaggio marittimo) — Levodry Gel
  • REACH (Regolamento CE 1907/2006) — tutte le materie prime
  • UFI / CLP (Regolamento UE 2017/542, Allegato VIII CLP) — Levodry Gel notificato
  • ISO 9001 (qualità) e ISO 15378 (packaging primario farmaceutico GMP)
  • FSC® Chain of Custody — carta certificata per involucri
  • DMF-free (Decisione 2009/251/CE) — dichiarazione di conformità disponibile

Come richiedere la dichiarazione di conformità MIL-D-3464

La dichiarazione di conformità MIL-D-3464E per i sacchetti disidratanti Levosil viene rilasciata su richiesta, con riferimento al lotto di produzione. Include tipo di disidratante, numero di unità, capacità di adsorbimento verificata, temperatura e tempo di riattivazione consigliati, informazioni sull’involucro (Type A, Type B, Tyvek®).


Puoi contattarci adesso per maggiori informazioni: 0039 011 96 43 430 📧 info@levosil.com

Perché le norme di settore sono fondamentali per clienti?

⏱ Tempo di lettura: 4 minuti

Come si determina la capacità di adsorbimento di un disidratante?

La capacità di adsorbimento di un disidratante si determina in laboratorio, esponendo il materiale ad aria con temperatura e umidità relativa controllate e misurando quanta acqua trattiene fino all’equilibrio. Il risultato dipende sempre dalle condizioni di prova: lo stesso prodotto assorbe quantità molto diverse di umidità a seconda del clima a cui è esposto. Per questo le norme DIN 55473 e MIL-D-3464E fissano condizioni di prova standard, che permettono di confrontare i sacchetti disidratanti (amichevolmente chiamati anche “sali disidratanti”, “sali essiccanti” o “sali antimuffa”) su una base unica e uguale per tutti i produttori.

Perché le norme di settore sono importanti per i clienti?

I sacchetti disidratanti che si usano negli imballaggi (nelle scatole, per intenderci) vengono prodotti utilizzando generalmente tre disidratanti:

  • Gel di silice: disidratante di sintesi, il più utilizzato nelle applicazioni farmaceutiche e alimentari.
  • Argilla attivata (definita a volte anche “argilla espansa”, ma non c’entra niente): disidratante naturale, adatto alla maggior parte delle applicazioni industriali.
  • Setacci molecolari: zeoliti con porosità calibrata, per applicazioni che richiedono un adsorbimento selettivo solo sull’umidità o la capacità di rimuovere l’umidità anche ad alte temperature (anche a questo prodotto sarà bene dedicare un documento di approfondimento, perché è poco diffuso e poco conosciuto).

Come vedremo, la capacità di tutti i disidratanti varia in funzione delle condizioni di temperatura e umidità relativa in cui vengono utilizzati ed è per questo che negli anni sono state create normative tecniche per regolarne l’uso, la produzione e le modalità di test. Le normative emesse negli anni sono un utile strumento per il cliente, in quanto gli permettono, in un panorama in cui le dichiarazioni mirabolanti sulle proprietà dei disidratanti sono la norma, di capire esattamente come valutare i vari prodotti.

La norma più attiva ad oggi è la DIN 55473.

La capacità dipende dalle condizioni di prova

Un disidratante non ha una capacità di assorbimento “assoluta”. La quantità di acqua che riesce a trattenere all’equilibrio dipende da due variabili: la temperatura e l’umidità relativa dell’aria a cui è esposto. 

In realtà interviene anche la pressione atmosferica, ma nelle condizioni normali di utilizzo il suo effetto è trascurabile.

Più alta è l’umidità relativa, più acqua il materiale adsorbe. La temperatura agisce in due direzioni: fa aumentare la capacità del disidratante ma, man mano che ci si avvicina alla temperatura di rigenerazione del materiale, inizia a far rilasciare l’umidità nell’ambiente e dunque ne diminuisce la capacità, fino ad annullarla totalmente.

Esempio: 100 g di gel di silice in due climi diversi

  • A 23 °C e 40% di umidità relativa, 100 g di gel di silice adsorbono circa 24 g di vapore acqueo (valore tipico).
  • A 23 °C e 80% di umidità relativa, gli stessi 100 g adsorbono circa 35 g (valore tipico).

Stesso prodotto, stessa quantità: Un dato di capacità senza indicazione di temperatura e umidità relativa, preso da solo, non ha alcun significato.

Nella pratica, se un produttore vi dice che il suo disidratante “assorbe di più” perché raggiunge valori più elevati, è molto probabile che il test sia stato eseguito a un’umidità relativa più alta.

In altre parole: il numero è corretto.
Ma il contesto cambia completamente il suo significato.

La norma è una garanzia per il cliente

Le norme fissano esattamente le condizioni di prova, in modo che i prodotti possano essere confrontati su una base unica.

La DIN 55473, ad esempio, definisce l’unità disidratante (DIN Unit) come la quantità di materiale che, in equilibrio con aria a circa 23 °C, adsorbe:

  • almeno 3,0 g di vapore acqueo al 20% di umidità relativa
  • almeno 6,0 g al 40%

Due sacchetti dichiarati “da 1 unità” secondo questa norma garantiscono quindi una prestazione minima identica, indipendentemente dal produttore o dal materiale disidratante.

La norma DIN stabilisce anche le modalità in cui i sacchetti disidratanti vanno imballati: altro argomento che tratteremo separatamente per approfondirlo come si deve. Iniziamo però a dire che Levosil consegna i suoi prodotti imballati in HDPE per evitare che si saturino parzialmente prima dell’uso, cosa che ne farebbe diminuire la capacità disidratante. Spesso ci si concentra sui numeri della performance, ma si trascura di considerare come mantenere questa performance nel tempo.Levosil sui suoi prodotti garantisce una shelf life di due anni.

Perché si testa a 23 °C e 40% di umidità relativa

Le condizioni di prova a bassa umidità relativa non sono una scelta arbitraria: misurano l’acqua realmente trattenuta.

L’umidità adsorbita al 20-40% di umidità relativa è legata stabilmente nella porosità più fine del granulo e non viene rilasciata nell’imballaggio. Al contrario, l’acqua assorbita in un test all’80% di umidità relativa è in parte trattenuta debolmente, per condensazione capillare nei pori più grandi: se l’umidità relativa dell’ambiente si abbassa, quella quota extra viene facilmente rilasciata.

Un valore misurato all’80% di umidità relativa è quindi un dato bello da vedere, ma non rappresenta la protezione reale che il disidratante offre dentro l’imballaggio. Prima di confrontare due schede tecniche, verificate sempre che le condizioni di prova siano dichiarate e identiche.

Vale anche la pena ricordare che, se l’umidità relativa all’interno di un imballaggio arriva all’80%, il problema non è più la differenza tra 24 g e 35 g di capacità.
A quel punto, il problema è l’imballaggio.

In pratica: attenzione ai numeri

Un valore misurato ad alta umidità relativa è:

  • tecnicamente corretto
  • ma poco rappresentativo dell’utilizzo reale

È un dato che colpisce.

Ma non descrive la protezione effettiva che il disidratante può garantire all’interno dell’imballaggio.

Prima di confrontare due schede tecniche, è sempre necessario verificare che le condizioni di prova siano dichiarate e identiche.

E i disidratanti per container al cloruro di calcio?

Lo stesso principio vale per i sacchetti disidratanti al cloruro di calcio utilizzati all’interno dei container per il trasporto marittimo. Anche in questo caso circolano sul web dichiarazioni fantasiose ed ottimistiche, che vanno analizzate per essere comprese appieno. Da notare che il proliferare di produttori “ottimisti” sulla performance del loro prodotto è stato ampiamente incentivato dalla mancanza di una norma di settore per questi materiali.

Dedicheremo a questo tema una documentazione specifica.


Se volete capirci qualcosa: 0039 011 96 43 430 — info@levosil.com

Dimetil Fumarato (DMF)

⏱ Tempo di lettura: 5 minuti

I sacchetti disidratanti Levosil non contengono Dimetilfumarato (DMF)

In breve: tutti i disidratanti prodotti da Levosil S.p.A. (sacchetti di gel di silice, argilla, setacci molecolari, carbone attivo, Levodry Gel a base di cloruro di calcio, Micro Bag e sacchetti per container) sono esenti da Dimetilfumarato (DMF) e da qualunque biocida. L’assenza è verificata mediante analisi di laboratorio secondo la Decisione Europea C(2009) 1723 del 17/03/2009.


Cos’è il Dimetilfumarato (DMF)

Il Dimetilfumarato è l’estere metilico dell’acido fumarico (CAS 624-49-7, EINECS 210-849-0). È stato utilizzato come biocida antimuffa nella produzione, stoccaggio e trasporto di mobili, calzature e pelletteria, tipicamente sotto forma di piccoli sacchetti permeabili inseriti dentro il prodotto o nell’imballo.

Il DMF è un sensibilizzante cutaneo molto potente: concentrazioni anche dell’ordine di 1 ppm possono provocare dermatiti allergiche, eczemi estesi, ustioni chimiche e, in alcuni casi, difficoltà respiratorie.


Perché il DMF è vietato in Europa

Tra il 2006 e il 2008 si è verificata in Europa (prima Finlandia, poi Regno Unito, Francia, Spagna, Belgio) un’epidemia di dermatiti gravi causate da divani e scarpe di importazione — il cosiddetto caso “poison chair” / “toxic sofa”. Le analisi individuarono come responsabile il Dimetilfumarato contenuto in sacchetti antimuffa inseriti nei mobili e negli imballi durante il trasporto marittimo dall’Asia. Il problema è che in questa fase si sono confusi e sacchetti di disidratanti (sali disidratanti) con sacchetti che contenevano, evidentemente qualche supporto sul quale era stato fissato il DMF.

Questo erronea valutazione ha scatenato una “caccia alle streghe” contro i sacchetti disidratanti che, come vedremo, in realtà non hanno nulla a che fare con sostanze tossiche, ma anzi avevano probabilemnete rimosse un po’ dall’ambiete.

In risposta, l’Unione Europea ha adottato:

  • Decisione 2009/251/CE del 17 marzo 2009, in vigore dal 1° maggio 2009, che vieta l’immissione sul mercato UE di prodotti contenenti DMF (soglia: 0,1 mg/kg).
  • Regolamento (UE) 412/2012, che ha inserito il divieto nella voce 61 dell’Allegato XVII del Regolamento REACH, rendendo la restrizione permanente.
  • Copertura del Regolamento Biocidi (BPR, UE 528/2012): il DMF non è approvato come principio attivo biocida per queste applicazioni.

Da allora l’uso del DMF in articoli di consumo destinati al mercato europeo è vietato.


Perché a volte il DMF veniva trovato nei sacchetti disidratanti

Durante il periodo dell’emergenza, arrivarono in Europa container in cui i mobili o le calzature erano stati protetti con sacchetti di DMF (biocida antimuffa) affiancati o mescolati ai sacchetti disidratanti (gel di silice o argilla). Il DMF, essendo un composto organico volatile (COV) con tensione di vapore significativa, sublima a temperatura ambiente e satura l’atmosfera all’interno del container.

Poiché i disidratanti sono adsorbenti non selettivi, oltre all’umidità hanno inevitabilmente adsorbito anche il DMF presente nell’aria. Quando i sacchetti disidratanti sono stati analizzati al momento dell’apertura dei container, il DMF è stato ritrovato al loro interno.

Questo ha generato un fraintendimento diffuso: si è pensato che fossero i disidratanti a emettere il DMF, mentre in realtà lo avevano assorbito dall’ambiente contaminato da altri sacchetti biocidi. La direzione del trasferimento era esattamente opposta a quella supposta.

Sali Antimuffa: il fatto che erroneamente i sacchetti disidratanti vengano anche chiamati “sali antimuffa” ha creato un ulteriore livello di confusione in un mercato già abbastanza confuso sull’argomento. Per chiarirvi le idee su questo punto abbiamo creato un’informativa ad hoc: Sali o Disidratanti?


Levosil non ha mai utilizzato Dimetilfumarato

Levosil è produttore italiano di disidratanti dal 1964, con stabilimento a Chiusa di San Michele (Torino) e certificazioni ISO 9001 e ISO 15378 (packaging farmaceutico). La nostra posizione è chiara e documentata:

  • Non aggiungiamo DMF né altri fungicidi alle materie prime utilizzate nel nostro processo produttivo.
  • I nostri fornitori dichiarano l’assenza di DMF dalle materie prime (gel di silice, argilla, setacci molecolari, cloruro di calcio, carbone attivo).
  • Abbiamo verificato l’assenza di DMF tramite analisi di laboratorio secondo la Decisione Europea C(2009) 1723.
  • La dichiarazione di conformità è disponibile su richiesta e viene aggiornata periodicamente.

Non ci sarebbe alcuna ragione tecnica per aggiungere un biocida a un disidratante: il problema dell’umidità si risolve rimuovendo l’umidità stessa, non introducendo veleni.


Come funzionano realmente i disidratanti: adsorbimento, non emissione

Un aspetto fondamentale, spesso frainteso: i disidratanti non emettono gas, sostanze chimiche o vapori nell’ambiente in cui sono collocati. Fanno l’esatto opposto.

I materiali disidratanti utilizzati da Levosil funzionano tutti per adsorbimento fisico o assorbimento chimico dell’acqua:

  • Gel di silice — le molecole d’acqua vengono trattenute nella porosità interna del granulo per forze fisiche (adsorbimento).
  • Argilla attivata (bentonite/montmorillonite) — meccanismo analogo, con affinità per l’acqua a bassa umidità relativa.
  • Setacci molecolari — zeoliti sintetiche con pori calibrati che catturano selettivamente le molecole d’acqua.
  • Cloruro di calcio (Levodry Gel) — assorbe l’umidità per deliquescenza, trasformandosi in soluzione salina trattenuta all’interno del sacchetto.
  • Carbone attivo — trattiene per adsorbimento anche COV e odori.

In tutti i casi, il sacchetto disidratante cattura molecole dall’aria e le trattiene. Non rilascia sostanze. Riduce l’umidità relativa dell’aria confinata e previene condensa, muffe, corrosione e degrado dei prodotti imballati senza bisogno di alcun biocida o additivo chimico.

Un disidratante correttamente dimensionato e utilizzato risolve il problema dell’umidità senza introdurre alcun rischio chimico per le merci, per gli operatori o per il consumatore finale.


FAQ

I sacchetti disidratanti Levosil sono sicuri per prodotti a contatto con la pelle o con alimenti?

Sì. Le nostre linee produttive includono sacchetti conformi ai requisiti per uso farmaceutico (ISO 15378) e per contatto indiretto con alimenti. Sono esenti da DMF, biocidi, fungicidi, allergeni dell’Allegato II Reg. 1169/2011, OGM, PFAS, ftalati e sostanze SVHC del REACH.

Posso ricevere una dichiarazione scritta di assenza di DMF?

Sì. Levosil rilascia su richiesta la Dichiarazione di conformità alla Decisione Europea C(2009) 1723 e al Regolamento Biocidi (UE) 528/2012, che attesta l’assenza di Dimetilfumarato in tutti i dispositivi e materiali disidratanti forniti.

Se un sacchetto disidratante Levosil viene messo in un ambiente già contaminato da DMF, cosa succede?

Il sacchetto, essendo un adsorbente non selettivo, può catturare parte del DMF presente nell’atmosfera insieme al vapore acqueo. Per questo motivo Levosil declina responsabilità quando i propri prodotti vengono impiegati a contatto con materiali già trattati con DMF o altri fungicidi da terzi.

Il DMF (Dimetilfumarato) è la stessa cosa del DMF (Dimetilformammide)?

No. Sono due sostanze chimiche diverse, spesso confuse per l’omonimia dell’acronimo. Dimetilfumarato = biocida vietato in UE. Dimetilformammide = solvente industriale, non vietato ma soggetto a limiti di esposizione professionale.


Riferimenti normativi e fonti istituzionali

Per approfondire il quadro normativo e la storia del divieto europeo sul Dimetilfumarato:

Normativa europea

  • Decisione della Commissione 2009/251/CE del 17 marzo 2009 — che impone agli Stati membri di garantire che non vengano immessi sul mercato prodotti contenenti il biocida Dimetilfumarato. eur-lex.europa.eu — 32009D0251
  • Regolamento (UE) n. 412/2012 del 15 maggio 2012 — che aggiunge la voce 61 all’Allegato XVII del REACH, rendendo permanente il divieto di DMF in articoli o loro parti in concentrazioni superiori a 0,1 mg/kg. eur-lex.europa.eu — 32012R0412
  • Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) — Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche. eur-lex.europa.eu — 32006R1907
  • Regolamento (UE) n. 528/2012 sui prodotti biocidi (BPR) — quadro europeo sull’immissione sul mercato e uso dei biocidi. eur-lex.europa.eu — 32012R0528
  • Comunicato stampa Commissione Europea IP/09/190 — annuncio del divieto UE del DMF nei prodotti di consumo (gennaio 2009). ec.europa.eu — press corner

Agenzie europee

Autorità italiane


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I sacchetti disidratanti e il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR): una normativa ancora aperta a interpretazione

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è una normativa molto ampia, che nasce per regolare la gestione degli imballaggi nel loro complesso. Proprio per questa ampiezza, lascia inevitabilmente margini interpretativi su prodotti di nicchia che rappresentano una parte infinitesimale sul volume degli imballaggi presenti sul mercato. Tra questi figurano i sacchetti disidratanti (comunemente ricercati su internet come “sali disidratanti” o “sali antimuffa”).

I sacchetti disidratanti non sono imballaggi nel senso tradizionale del termine. A oggi, inoltre, non esiste una filiera di riciclo dedicata ai disidratanti (non giustificata dai quantitativi in gioco) né un sistema di etichettatura ecologica pensato per questi prodotti. Questi elementi portano a ritenere che i sacchetti disidratanti possano restare fuori dall’ambito di applicazione del PPWR.

Per avere un quadro definitivo, Levosil ha richiesto un parere diretto alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. In attesa di una risposta ufficiale, la posizione attuale è la seguente: i sacchetti disidratanti non sarebbero soggetti al PPWR. Restano comunque già conformi alla parte del regolamento attualmente in vigore, in particolare alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5.

Cosa prevede in generale il Regolamento (UE) 2025/40

Il PPWR è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 gennaio 2025 ed è entrato in vigore l’11 febbraio 2025. Si applica in via generale ma non integrale dal 12 agosto 2026 e sostituisce la direttiva 94/62/CE. Lo scopo principale del Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) è ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti di imballaggio promuovendo un’economia circolare.

La linea Levodry (cloruro di calcio) seguirebbe in ogni caso regole diverse a fine vita: il rifiuto esausto rientra nella disciplina generale dei rifiuti (direttiva 2008/98/CE), non nelle filiere dei rifiuti di imballaggio. Il sacchetto Levodry rispetta comunque le prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5, applicabili indipendentemente dall’esito della classificazione.

Quando il sacchetto disidratante NON è imballaggio

Se il sacchetto è inserito stabilmente all’interno di un prodotto come sua parte integrante per tutto il ciclo di vita — ad esempio alloggiato in modo permanente in un’apparecchiatura o in una lampada — non è considerato imballaggio (art. 3, punto 1, lettera a, e considerando 13). In questa configurazione il PPWR non si applica in alcun caso.

Le scadenze principali del PPWR

  • 11 febbraio 2025: entrata in vigore del Regolamento.
  • 12 agosto 2026: applicazione generale; limiti PFAS per gli imballaggi a contatto con alimenti (art. 5, par. 5).
  • 1° gennaio 2028: adozione degli atti delegati su criteri di progettazione per il riciclaggio e classi di riciclabilità.
  • 12 agosto 2028: etichettatura armonizzata sulla composizione dei materiali.
  • 1° gennaio 2030: obbligo di riciclabilità in classe A, B o C; contenuto minimo riciclato nelle parti di plastica; riduzione al minimo di peso e volume.

Levosil è già conforme all’articolo 5 del PPWR

A prescindere dall’esito della classificazione, Levosil conferma la conformità di tutti i propri sacchetti disidratanti alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5:

  • la somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente è inferiore a 100 mg/kg (100 ppm);
  • tutti i prodotti sono privi di PFAS: i limiti applicabili dal 12 agosto 2026 sono già rispettati per tutte le applicazioni;
  • tutti i prodotti non contengono bisfenolo A (BPA);
  • Levosil non impiega gel di silice con indicatore al cloruro di cobalto.

Il dimensionamento dei sacchetti Levosil è inoltre ottimizzato secondo le norme DIN 55473 e DIN 55474: la quantità di disidratante è calcolata sul fabbisogno effettivo di adsorbimento, senza eccedenze — un approccio comunque coerente con il principio di riduzione al minimo dell’imballaggio (art. 10).

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Reach e disidratanti

Levosil

Levosil è conforme al regolamento REACH fin dalla sua entrata in vigore nel 2007, gestendo registrazione, tracciabilità e documentazione dei propri disidratanti secondo i requisiti europei.


Cos’è il regolamento REACH

Il REACH (CE 1907/2006) regola l’uso delle sostanze chimiche nell’Unione Europea.
È operativo dal 2007 e impone la registrazione presso ECHA delle sostanze prodotte o importate in quantità superiori a 1 tonnellata all’anno.


Disidratanti e normativa REACH

I disidratanti utilizzati nel packaging – tra cui silica gel, cloruro di calcio e setacci molecolari – rientrano nell’ambito REACH.

In concreto:

  • la registrazione è richiesta oltre 1 tonnellata/anno
  • devono essere disponibili dati di sicurezza e tracciabilità

Un’eccezione riguarda:

  • argilla naturale non modificata chimicamente, esentata (Annex V – Entry 7)

Rischi in caso di non conformità

La non conformità REACH ha impatti lungo tutta la filiera.

Per produttori e importatori:

  • blocco delle merci alle dogane
  • ritiro dal mercato
  • sanzioni economiche (definite a livello nazionale)
  • responsabilità legali e danni reputazionali

Per gli utilizzatori:

  • presenza di prodotti non conformi nel mercato UE
  • criticità nella tracciabilità
  • possibili responsabilità nella catena di fornitura

Stato REACH dei principali disidratanti

DisidratanteStato REACHObbligo
Silica gelSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Cloruro di calcioSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Setaccio molecolareSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Argilla naturaleEsentata (se non modificata)No