È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria?
È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria prima di essere utilizzato?
La regola di base è semplice: il meno possibile. Appena vengono estratti dalla loro confezione, i sacchetti disidratanti iniziano subito ad assorbire l’umidità presente nell’ambiente circostante.
Perché non è possibile determinare un tempo preciso
Non è possibile stabilire a tavolino con quale velocità un sacchetto si saturerà, perché la sua capacità di assorbimento dipende da alcuni fattori variabili:
l’umidità relativa dell’ambiente in cui si trova;
la temperatura a cui è esposto.
Il tessuto non tessuto che compone l’involucro
Per fare un esempio concreto: in inverno, quando l’aria è più secca, i sacchetti si saturano più lentamente. In estate, soprattutto in una giornata piovosa e umida, lo stesso sacchetto può saturarsi molto più rapidamente. Per questo non esiste un numero valido in assoluto.
Il ruolo del tessuto (involucro)
Oltre alle condizioni ambientali, la velocità con cui un sacchetto si satura è regolata principalmente dalla tipologia di tessuto che lo avvolge. Un involucro in tessuto standard (secondo la norma DIN 55473 corrisponde al Tipo A) lascia passare il vapore acqueo più rapidamente, quindi si satura prima. Un sacchetto in Tipo B (low dust) o in Tyvek® impiegherà invece più tempo per saturarsi.
Attenzione: i setacci molecolari sono un caso a parte
Questa regola non vale per i sacchetti disidratanti in setaccio molecolare. Il setaccio molecolare è un disidratante estremamente avido di umidità e assorbe molto rapidamente il vapore acqueo dell’ambiente. In questi casi è indispensabile esporre i sacchetti per tempi molto limitati oppure lavorare in ambiente controllato.
Come conservare i sacchetti disidratanti correttamente
Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:
lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
quando il prodotto viene riposto a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.
In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.
Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.
Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:
lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
quando il prodotto viene rimesso a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola;
in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.
In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.
Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.
https://levosil.com/wp-content/uploads/2026/07/Sacchetti-aperti.jpg7681408Enrico Gandolfohttps://levosil.com/wp-content/uploads/2024/05/logo-lvs_payoff_vert_pos.pngEnrico Gandolfo2026-07-01 17:09:422026-07-02 06:39:22Per quanto tempo i sacchetti disidratanti possono restare esposti all’aria?
In Italia, è diventato uso comune definire i sacchetti disidratanti che si usano per proteggere gli imballaggi industriali “sali disidratanti”, “sali essiccanti”, “sacchetti di sale” o semplicemente “i sali”. In realtà, definire i disidratanti che si usano all’interno di un imballaggio “sali” non è corretto poiché nessuno dei disidratanti ammessi dalle normative internazionali (DIN55473 la MIL-D-3464E o la NFH0321) contengono sali o più in generale cloruri. Anzi, queste norme vietano espressamente l’utilizzo di sali per questa applicazione o l’aggiunta di cloruri ai materiali disidratanti che vengono inseriti all’interno delle casse e dei Packaging.
L’associazione tra sale e capacità di ridurre l’umidità ha origine dall’uso del sale per la conservazione degli alimenti; il sale è stato ed è tuttora impiegato per conservare gli alimenti. Prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione, veniva impiegato per essiccare i cibi e prolungarne la conservazione. Da qui viene l’idea, ancora oggi molto diffusa, che ogni materiale capace di rimuovere l’umidità debba essere un sale.
A questo si va ad aggiungere il fatto che gel di silice (uno dei primi disidratanti impiegati per la protezione dei packaging industriali) ha un aspetto praticamente identico al sale grosso da cucina.
In sostanza: è vero che il sale è un disidratante ma NON è vero che ogni disidratante è un sale.
Se pensiamo al cloruro di sodio (NaCl) che tutti conosciamo come “sale da cucina” nel campo della Imballaggio industriale sono rilevanti alcune sue caratteristiche:
Blanda capacità disidratante: il sale da cucina è un disidratante, ma non è efficiente come il Gel di Silice, l’argilla, o il Setaccio Molecolare. Non viene utilizzato negli imballaggi industriali poiché non riuscirebbe a creare un secco abbastanza spinto (un’umidità relativa abbastanza bassa) da garantire la protezione dei prodotti all’interno degli imballaggi.
Deliquescenza: tutti i sali man mano che si avvicinano alla saturazione diventano deliquescenti. Vuol dire che il sale secco si presenta asciutto al tatto, ma man mano che assorbe l’umidità diventa sempre più umido fino a raggiungere addirittura uno stato liquido. Cosa che, all’interno di un imballaggio industriale, non è ammissibile perché potrebbe verificarsi la fuoriuscita di liquido dai sacchetti disidratanti che causerebbe danni irreparabili alle merci trasportate. Tra l’altro, trattandosi di un liquido altamente salino sarebbe l’innesco per importanti fenomeni di ossidazione, ed danni irreparabili a tutti i materiali di origine naturale come ad esempio pelle, legno, o carta.
Contiene Cloruri: la presenza di cloruri all’interno del sale lo rende inadatto all’utilizzo all’interno degli imballaggi perché se viene a contatto anche in minimi quantitativi con la maggior parte dei materiali metallici innesca fenomeni di ossidazione. Quindi ci troveremmo ad introdurre all’interno dell’imballaggio un prodotto che una volta saturo sarebbe la causa di uno dei principali problemi che stiamo cercando di combattere.
Sono questi i tre motivi principali per cui tutte le norme internazionali che si occupano di imballaggio (DIN 55473, MIL-D-3464E, e NFH 0321) proibiscono categoricamente l’utilizzo di prodotti disidratanti contenenti cloruri (dunque sali) all’interno degli imballaggi.
Peccato perché sarebbe stata una soluzione decisamente economica, visto l’abbondanza di sale su tutti i mercati.
Chiedere “sali” da utilizzare all’interno di un imballaggio può creare qualche fraintendimento, ma nella pratica si tratta di un problema limitato. Oggi, infatti un produttore esperto sa che con l’espressione “sale per imballaggio” si intende quasi sempre un disidratante per imballaggi, nella maggior parte dei casi a base di argilla disidratante.
Per questa applicazione i produttori utilizzano miscele di varia natura, ma la base è quasi sempre il cloruro di calcio (CaCl2). In questo caso si può a buon conto parlare di “sali”, meglio ancora se si aggiunge la precisazione “per container”, così da indicare con chiarezza l’ambito di utilizzo. Perché per questa applicazione si preferisce il sale?
la risposta è che in quanto dobbiamo andare a proteggere un container per il trasporto marittimo ci troviamo a dover rimuovere un notevole quantitativo di umidità che penetra attraverso le bocchette di areazione del container, e contenuta nel volume d’aria interno e soprattutto nel legno e cartone utilizzati per imballare i materiali trasportati.
In questo caso, le caratteristiche che abbiamo visto prima possono tornare utili, ed i problemi possono essere secondari.
Blanda capacità disidratante: il fatto che il sale, e nello specifico il cloruro di calcio, non riesca ad assorbire l’umidità al di sotto del 40% e in realtà un vantaggio. Nel container non è necessario scendere al di sotto di questo tenore di umidità relativa per assicurare la conservazione dei materiali, dunque il fatto che i sacchetti disidratanti Levodry Gel si “disattivano” quando l’umidità relativa è intorno a questi tenori è solo un vantaggio; questo perché manterranno la loro capacità disidratante per i momenti in cui l’ambiente interno al container subisce degli sbalzi di temperatura con conseguente innalzamento dell’umidità relativa.
Contiene Cloruri: i sacchetti disidratanti per container non sono inseriti all’interno degli imballaggi ma sono all’esterno delle merci durante il trasporto in container. Dunque, la presenza di cloruri che è comunque inibita dall’involucro del sacchetto disidratante e dagli agenti. gelificanti non è un problema. È fondamentale, ma se il prodotto viene acquistato da una società che produce seriamente, che i sacchetti contenenti cloruri siano correttamente etichettati in conformità alle leggi europee, e che il produttore si sia premurato di registrare il codice UFI (che nel caso di Levosil è indicato sul foglio informativo all’interno di ogni scatola, sull’etichetta di ogni scatola, e sul prodotto stesso).
Deliquescenza: il problema viene risolto facilmente con un involucro dei sacchetti disidratanti a tenuta di liquido, e soprattutto utilizzando miscele di cloruro di calcio e agenti gelificati specifici che rendono sicuro il prodotto.
In ambito industriale, quindi, gli unici disidratanti che sono anche sali sono quelli impiegati per la protezione dei container, dove si utilizzano soprattutto prodotti a base di cloruro di calcio. Tutti gli altri disidratanti utilizzati all’interno del packaging non sono sali perché non sarebbero efficaci in questa applicazione.
Tutto questo per dire che se volete continuare a chiamare sali i sacchetti disidratanti va benissimo basta che li rivolgiate a qualcuno che sa quello che vi deve vendere in base alle vostre esigenze.
https://levosil.com/wp-content/uploads/2026/06/White_silica_gel.jpg9601280Enrico Gandolfohttps://levosil.com/wp-content/uploads/2024/05/logo-lvs_payoff_vert_pos.pngEnrico Gandolfo2026-06-30 11:34:442026-07-01 13:31:11Sali o Disidratanti?
L’umidità naturalmente contenuta all’interno della pelle unitamente a quella proveniente dalle lavorazioni (presenza di collanti a base acquosa ad esempio) può causare un eccesso di umidità che ristagna all’interno del packaging creando un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe.
L’eccesso di umidità può anche causare una perdita di lucentezza del pellame, formando una patina opaca su tutta la superficie della calzatura. Infine la proliferazione di muffe è quasi sempre accompagnata dalla formazione di cattivo odore, che impregna le calzature.
Gli articoli più soggetti a queste problematiche sono:
Calzature;
Oggetti di pelletteria;
Borse in pelle;
Materiali igroscopici.
La muffa si può sviluppare anche su materiali completamente sintetici in presenza di condizioni favorevoli (caldo umido).
La soluzione
Le bustine antimuffa in argilla disidratante assorbono l’umidità dall’ambiente in cui sono poste rimuovendo l’elemento che favorisce la proliferazione delle spore fungine.
La soluzione è semplice, facile da implementare, e, soprattutto, sicura per gli utenti finali e gli operatori.
Le bustine disidratanti non rilasciano nessun elemento chimico all’interno del packaging, e trattandosi di un disidratante naturale, non etichettato, e conforme a tutte le normative di sicurezza possono essere tranquillamente utilizzate anche nel packaging che viene poi destinato al consumatore.
Rimuovendo l’umidità si eliminano completamente le condizioni che causano lo sviluppo delle muffe indipendentemente dal ceppo alle quali appartengono, i cartoncini antimicotici in commercio, oltre ad utilizzare prodotti di sintesi, potrebbero non avere uno spettro di azione completo e quindi le muffe si potrebbero sviluppare prosperando grazie all’umidità non rimossa dal packaging.
I Vantaggi di una Soluzione Naturale
Il disidratante non rilascia prodotti chimici, e non modifica il profumo del cuoio. Non vengono rilasciati agenti chimici che potrebbero modificare la lucentezza del pellame. Non sono presenti sostanze chimiche potenzialmente pericolose in funzione della loro concentrazione. La formazione di muffe viene inibita rimuovendo l’eccesso di umidità che ne favorirebbe la crescita, e non tramite l’impiego di fungicidi chimici.
Precauzioni Riguardo i Materiali Igroscopici
Un aspetto fondamentale quando ci si trova a dover risolvere il problema delle muffe all’interno di una confezione per la pelletteria è assicurarsi che tutti gli elementi igroscopici (carta e cartone in questo caso) siano secchi e stoccati in modo che non possano accumulare umidità in eccesso. Nella maggior parte dei casi il grosso dell’umidità che poi troviamo all’interno del packaging viene dalla scatola in cartone. Partire da elementi di packaging correttamente conservati permette di ridurre drasticamente il quantitativo di disidratante richiesto.
https://levosil.com/wp-content/uploads/2024/10/lvs-consumer-goods-01.jpg19201280nicolohttps://levosil.com/wp-content/uploads/2024/05/logo-lvs_payoff_vert_pos.pngnicolo2024-11-05 10:41:152026-06-30 17:08:15Come Evitare la Muffa sulle Scarpe
I sacchetti disidratanti sono generalmente prodotti utilizzato il Gel di Silice e l’Argilla Disidratante.
Il Gel di Silice è un disidratante di sintesi ottentuto tramite l’acidificazione del silicato di sodio e successivi processi di lavaggio ed essiccazione.
L’Argilla Disidratante è una Bentonite di origine natura che viene raccolta, setacciata ed essiccata.
Il Gel di Silice, se prodotto, conservato, e lavorato come si deve ha una performance costante (nessuna variazione tra lotti differenti) che si attesta sul 20% del suo peso in grammi di vapore acqueo adsorbito (96 g) in condizioni di test DIN 23°C e 40% UR. Per questo motivo i sacchetti in Gel di Silice sono sempre stati venduti ed acquistati a peso; si può dire che due sacchetti disidratanti da 480 g in Gel di Silice, a prescindere dal produttore, avranno una performance identica. Fermo restando che entrambi i produttori dovranno utilizzare Gel di Silice di qualità e lavorarlo ed imballare il prodotto finito secondo gli standard di settore.
L’argilla Disidratante è invece un prodotto naturale ragione per cui non ha sempre la stessa performance. Inoltre non tutte le argille hanno le caratteristiche richieste per essere utilizzate nel campo della disidratazione.
Un sacchetto disidratante da 480g in Argilla potrebbe avere una performance variabile tra il 18% ed 19,5%, adsorbire quindi 86,4 g o 93,6 g di vapore acqueo o, nel peggiore dei casi, se fosse prodotto utilizzando argilla non per disidratazione potrebbe non avere nessun effetto o addirittura rilasciare umidità all’interno dell’imballaggio.
L’utilizzatore, per determinare la performance dei sacchetti disidratanti in Argilla dovrebbe fare un test di assorbimento, e di volta in volta richiedere al fornitore la performance dell’argilla utilizzata per la fornitura successiva.
Ovviamente a livello industriale questo procedimento non avrebbe alcun senso e sarebbe inapplicabile, pertanto sono stati sviluppati standard di produzione internazionali per classificare e normare la produzione dei sacchetti disidratanti in argilla.
Tra i vari aspetti normati è stato introdotto il concetto di Unità Disidratante.
L’unità disidratante è il quantitativo di disidratante necessario per adsorbire XX grammi di vapore acqueo in camera climatica in condizioni 23°C e 40% UR.
DIN MIL NHF
I principali standard sono:
NFH 0321: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 100 g di vapore acqueo.
DIN 55473: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.
MIL 3464: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.
Ovvero:
1 Unità NFH = 16 Unità DIN = 16 Unità MIL
1/16 Unità NFH = 1 Unità DIN = 1 Unità MIL
Perché introdurre il concetto di Unità Disidratante?
Quando si vende o si acquista un sacchetto disidratante è utile sempre parlare di unità disidratante perché quello che si va a vendere od acquistare non è il peso in grammi di argilla, ma il peso in grammi di vapore acqueo che il sacchetto andrà a rimuovere. Il peso del sacchetto in se potrà variare (entro certi limiti) ma la performance rimane sempre la stessa.
La morale:
Quando si acquista un Sacchetto disidratante in Argilla si acquista la sua performance finale (della quale il produttore è responsabile), e non il suo peso in grammi.
Levosil testa in camera climatica la performance di ciascun lotto (1000 Kg) di materia prima mi modo da garantire la corrispondenza agli standard di tutti i sacchetti disidratanti prodotti.
Campioni dei vari lotti in camera climatica per il test della performance disidratante
Norma “Francese” NFH = Grammi di vapore acqueo adsorbiti in condizioni 23°C / 40% UR = Norma MIL/DIN
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