CTU Code e Levodry

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CTU Code e Levodry Gel: sacchetti disidratanti conformi per la protezione dei container

Sì, il Levodry Gel di Levosil è conforme alle raccomandazioni del CTU Code relative al controllo dell’umidità nei container. I sacchetti disidratanti (comunemente chiamati anche sali disidratantisali essiccanti o sali antimuffa) a base di cloruro di calcio del Levodry Gel mantengono l’umidità relativa interna al container sotto la soglia di sicurezza del 60%, in linea con quanto indicato dall’Annex 3 del CTU Code per raggiungere lo stato di “container-dry”.

Cos’è il CTU Code

Il CTU Code (Code of Practice for the Packing of Cargo Transport Units) è il codice di pratica pubblicato congiuntamente da IMO (International Maritime Organization), ILO (International Labour Organization) e UNECE(United Nations Economic Commission for Europe). È stato approvato nel 2014, in aggiornamento delle precedenti Guidelines del 1997.

Il materiale informativo di supporto è pubblicato come circolare MSC.1/Circ.1498 dell’IMO.

Il CTU Code non è un regolamento vincolante: si tratta di un codice di raccomandazioni globali, adottato come riferimento internazionale da spedizionieri, compagnie assicurative, autorità doganali e utilizzato in molti Paesi come base per la legislazione nazionale sul trasporto merci in container.

Copre tutte le modalità di trasporto delle unità di carico: marittimo, stradale e ferroviario.

Cosa dice il CTU Code sull’umidità nei container

Il tema del controllo dell’umidità è trattato nell’Annex 3 del CTU Code e approfondito nel materiale informativo MSC.1/Circ.1498.

I punti chiave sono:

  • il carico deve essere portato allo stato di “container-dry” prima della stiva, ossia con un contenuto di umidità tale da non rilasciare vapore acqueo in quantità dannosa durante il trasporto;
  • quando il pre-essiccamento del carico non è sufficiente, si raccomanda l’uso di sacchetti disidratanti per assorbire l’umidità in eccesso;
  • vengono definite soglie di rischio dell’umidità relativa (UR) all’interno del container.

Soglie di umidità relativa indicate dal CTU Code

Umidità relativaRischio
≥ 40%Corrosione di metalli ferrosi
≥ 75%Formazione di muffa su legno, alimenti, tessili, prodotti igroscopici
< 60%Livello considerato sicuro, con margine contro variazioni di temperatura

Il valore di UR inferiore al 60% viene indicato come condizione di riferimento per prevenire la formazione di condensa (il cosiddetto “container rain”) anche in presenza di forti escursioni termiche giorno/notte durante il trasporto marittimo.

Cos’è il container rain e perché è pericoloso

Il container rain è il fenomeno per cui il vapore acqueo presente nell’aria interna al container condensa sulle pareti e sul soffitto durante il raffreddamento notturno, per poi ricadere sulla merce come vera e propria pioggia. Le conseguenze sono:

  • corrosione di parti metalliche;
  • formazione di muffe e funghi;
  • cedimento degli imballaggi in cartone;
  • macchie, aloni e alterazioni degli imballaggi;
  • deterioramento di prodotti igroscopici (caffè, cacao, tessili, legno, alimenti secchi).

Anche pochi cicli di condensa possono causare danni irreversibili.

Come il Levodry Gel garantisce la conformità al CTU Code

Il Levodry Gel è un sacchetto disidratante specifico per container, formulato con una miscela di cloruro di calcio e agente gelificante. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono conforme alle raccomandazioni del CTU Code:

  • Capacità di assorbimento fino al 300% del proprio peso: adsorbe il vapore acqueo emesso dal carico e dai materiali di imballaggio per tutta la durata del trasporto marittimo.
  • Mantiene l’UR interna sotto il 60%: opera nell’intervallo tra il 40% e il 60% di umidità relativa, esattamente la finestra indicata dal CTU Code come sicura.
  • Trasformazione dell’umidità in gel: l’agente gelificante blocca l’acqua assorbita, evitando che il liquido possa fuoriuscire dal sacchetto e contaminare il carico.
  • Formato flessibile: disponibile in pannelli, catene con gancio e sacchetti singoli con lato in PE, adattabili a container standard, reefer e configurazioni di carico diverse.
  • Sicurezza normativa: registrato REACH (Regolamento CE 1907/2006), notificato ai sensi del Regolamento UE 2017/542 (UFI) tramite portale ECHA PCN e ISS, esente da Dimetil Fumarato in ottemperanza alla Decisione 2009/251/CE, esente da sostanze SVHC.
  • Sicuro per il contatto alimentare: idoneo alla protezione di carichi alimentari e materie prime destinate al consumo umano.
  • Conforme alle FCC Guidelines per il trasporto di cacao in container.

Come dimensionare correttamente il Levodry Gel nel container

Il dimensionamento del Levodry Gel per un container non segue norme standard: la quantità corretta viene calcolata da Levosil in base all’esperienza tecnica maturata dal 1964 e ai test in camera climatica interna, valutando diversi fattori:

  • volume interno del container (20′, 40′, 40′ HC);
  • durata del viaggio e rotta prevista;
  • tipologia di carico (igroscopico o non igroscopico);
  • presenza di pallet in legno e altri materiali che rilasciano umidità;
  • eventuale copertura del carico con barriere plastiche o film VCI.

Levosil fornisce assistenza tecnica diretta per raccomandare il quantitativo ottimale caso per caso.

Approfondimenti

Per approfondimenti sulla conformità normativa del Levodry Gel:

Il codice UFI del Levodry Gel è notificato tramite portale ECHA PCN e ISS ed è disponibile su richiesta per uso B2B.

Contatti

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I sacchetti disidratanti Levosil sono conformi a MIL-D-3464?

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Risposta breve

Sì. I sacchetti disidratanti Levosil — comunemente chiamati anche “sali disidratanti”, “sali antimuffa” o “sali essiccanti” — a base di gel di silice e argilla attivata sono conformi alla specifica militare statunitense MIL-D-3464E (Desiccants, Activated, Bagged, Packaging Use and Static Dehumidification), nelle configurazioni Type I (argilla) e Type II (gel di silice).

La conformità è possibile perché i nostri sacchetti utilizzano disidratanti adsorbenti e non deliquescenti, come richiesto dalla clausola 3.2.1 della norma. Il Levodry Gel (a base di cloruro di calcio) risponde a un requisito diverso — la protezione dei container marittimi — e per sua natura chimica non ricade nel campo di applicazione della MIL-D-3464.


Cosa richiede la MIL-D-3464E

La MIL-D-3464E, emessa dal Dipartimento della Difesa statunitense nel 1987, definisce i requisiti per i sacchetti disidratanti utilizzati nell’imballaggio militare e industriale per prevenire corrosione e muffe in ambienti chiusi.

Requisiti chiave della norma:

  • Materiale non deliquescente (clausola 3.2.1): il disidratante non deve liquefarsi con l’assorbimento dell’acqua.
  • Capacità di adsorbimento minima: 3,00 g di vapore acqueo a 20% RH e 6,00 g a 40% RH, per unità di disidratante, a 25 °C.
  • Peso unitario massimo: 50 g per unità.
  • Rigenerabilità: dopo riattivazione a 118,3 °C, il sacchetto deve conservare almeno il 90% della capacità originale.
  • Tre classificazioni disponibili:
    • Type I — uso generale (tipicamente argilla)
    • Type II — antipolvere (tipicamente gel di silice in Tyvek®)
    • Type III — condizioni specifiche (8 e 16 unità)

Perché il cloruro di calcio no?

La distinzione tecnica è chimica e riguarda il meccanismo con cui il materiale cattura l’umidità. Non tutti i disidratanti (spesso chiamati anche “sali disidratanti” o “sali antimuffa”) sono equivalenti sotto la MIL-D-3464.

Adsorbimento (gel di silice, argilla, setacci molecolari)

Il vapore acqueo viene trattenuto sulla superficie porosa del granulo per forze fisiche. Il materiale resta solido, asciutto, non deliquescente. Può essere rigenerato in forno. Rispetta la clausola 3.2.1 della MIL-D-3464E.

Assorbimento (cloruro di calcio)

Il cloruro di calcio è deliquescente: cattura l’umidità e si trasforma in soluzione salina liquida, trattenuta all’interno del sacchetto grazie a matrice gelificante e involucro impermeabile. Ha una capacità di assorbimento molto superiore al gel di silice (fino al 300% del peso), ma non soddisfa il requisito di non deliquescenza della MIL-D-3464E.

Per questo motivo il Levodry Gel è progettato per una norma di riferimento diversa: DIN 55474 (protezione delle merci in container marittimi) e le pratiche di prevenzione del container rain.


Matrice di conformità Levosil per famiglia di prodotto

DisidratanteMIL-D-3464EDIN 55473REACHUFI / CLP
Gel di silice✅ Type I-II✅ Type A/B/Tyvek®Non richiesto
Argilla attivata✅ Type I-II✅ Type A/B/Tyvek®NaturaleNon richiesto
Setacci molecolari✅ Type A/B/Tyvek®Non richiesto
Cloruro di calcioNon applicabileNon Applicabile
Gel di silice / setacci✅ Type II✅ Tyvek®Non richiesto

L’UFI (Unique Formula Identifier) è obbligatorio dal 1° gennaio 2021 ai sensi del Regolamento (UE) 2017/542 e dell’Allegato VIII del CLP solo per le miscele classificate come pericolose. Il Levodry Gel è notificato tramite il portale ECHA PCN e l’ISS. I sacchetti a base di gel di silice, argilla e setacci molecolari non richiedono notifica UFI perché non sono miscele pericolose ai sensi del CLP.


Cosa significa “conformità MIL-D-3464” nella pratica

Un sacchetto conforme MIL-D-3464 deve garantire quattro cose:

  1. Prestazione misurabile — adsorbimento verificato in condizioni standard.
  2. Sicurezza chimica — non deliquescente, non corrosivo verso acciaio, ottone, alluminio, magnesio (clausola 3.11).
  3. Rigenerabilità — riutilizzabile dopo essiccazione in forno.
  4. Tracciabilità — etichettatura conforme che identifica nomenclatura, specifica, tipo, numero di unità, temperatura e tempo di riattivazione, produttore.

Levosil produce sacchetti disidratanti (sali disidratanti, sali antimuffa) conformi a queste caratteristiche dal 1964, con stabilimento a Chiusa di San Michele (Torino) e certificazioni ISO 9001 e ISO 15378 (packaging farmaceutico).


Il set normativo completo Levosil

Levosil è tra i pochi produttori europei di sacchetti disidratanti che copre integralmente lo spettro normativo di riferimento:

  • MIL-D-3464E (specifica militare USA) — sacchetti gel di silice e argilla
  • DIN 55473 (norma tedesca sui disidratanti per imballaggio) — Type A e B
  • DIN 55474 (dimensionamento disidratanti per imballaggio marittimo) — Levodry Gel
  • REACH (Regolamento CE 1907/2006) — tutte le materie prime
  • UFI / CLP (Regolamento UE 2017/542, Allegato VIII CLP) — Levodry Gel notificato
  • ISO 9001 (qualità) e ISO 15378 (packaging primario farmaceutico GMP)
  • FSC® Chain of Custody — carta certificata per involucri
  • DMF-free (Decisione 2009/251/CE) — dichiarazione di conformità disponibile

Come richiedere la dichiarazione di conformità MIL-D-3464

La dichiarazione di conformità MIL-D-3464E per i sacchetti disidratanti Levosil viene rilasciata su richiesta, con riferimento al lotto di produzione. Include tipo di disidratante, numero di unità, capacità di adsorbimento verificata, temperatura e tempo di riattivazione consigliati, informazioni sull’involucro (Type A, Type B, Tyvek®).


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Dimetil Fumarato (DMF)

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I sacchetti disidratanti Levosil non contengono Dimetilfumarato (DMF)

In breve: tutti i disidratanti prodotti da Levosil S.p.A. (sacchetti di gel di silice, argilla, setacci molecolari, carbone attivo, Levodry Gel a base di cloruro di calcio, Micro Bag e sacchetti per container) sono esenti da Dimetilfumarato (DMF) e da qualunque biocida. L’assenza è verificata mediante analisi di laboratorio secondo la Decisione Europea C(2009) 1723 del 17/03/2009.


Cos’è il Dimetilfumarato (DMF)

Il Dimetilfumarato è l’estere metilico dell’acido fumarico (CAS 624-49-7, EINECS 210-849-0). È stato utilizzato come biocida antimuffa nella produzione, stoccaggio e trasporto di mobili, calzature e pelletteria, tipicamente sotto forma di piccoli sacchetti permeabili inseriti dentro il prodotto o nell’imballo.

Il DMF è un sensibilizzante cutaneo molto potente: concentrazioni anche dell’ordine di 1 ppm possono provocare dermatiti allergiche, eczemi estesi, ustioni chimiche e, in alcuni casi, difficoltà respiratorie.


Perché il DMF è vietato in Europa

Tra il 2006 e il 2008 si è verificata in Europa (prima Finlandia, poi Regno Unito, Francia, Spagna, Belgio) un’epidemia di dermatiti gravi causate da divani e scarpe di importazione — il cosiddetto caso “poison chair” / “toxic sofa”. Le analisi individuarono come responsabile il Dimetilfumarato contenuto in sacchetti antimuffa inseriti nei mobili e negli imballi durante il trasporto marittimo dall’Asia. Il problema è che in questa fase si sono confusi e sacchetti di disidratanti (sali disidratanti) con sacchetti che contenevano, evidentemente qualche supporto sul quale era stato fissato il DMF.

Questo erronea valutazione ha scatenato una “caccia alle streghe” contro i sacchetti disidratanti che, come vedremo, in realtà non hanno nulla a che fare con sostanze tossiche, ma anzi avevano probabilemnete rimosse un po’ dall’ambiete.

In risposta, l’Unione Europea ha adottato:

  • Decisione 2009/251/CE del 17 marzo 2009, in vigore dal 1° maggio 2009, che vieta l’immissione sul mercato UE di prodotti contenenti DMF (soglia: 0,1 mg/kg).
  • Regolamento (UE) 412/2012, che ha inserito il divieto nella voce 61 dell’Allegato XVII del Regolamento REACH, rendendo la restrizione permanente.
  • Copertura del Regolamento Biocidi (BPR, UE 528/2012): il DMF non è approvato come principio attivo biocida per queste applicazioni.

Da allora l’uso del DMF in articoli di consumo destinati al mercato europeo è vietato.


Perché a volte il DMF veniva trovato nei sacchetti disidratanti

Durante il periodo dell’emergenza, arrivarono in Europa container in cui i mobili o le calzature erano stati protetti con sacchetti di DMF (biocida antimuffa) affiancati o mescolati ai sacchetti disidratanti (gel di silice o argilla). Il DMF, essendo un composto organico volatile (COV) con tensione di vapore significativa, sublima a temperatura ambiente e satura l’atmosfera all’interno del container.

Poiché i disidratanti sono adsorbenti non selettivi, oltre all’umidità hanno inevitabilmente adsorbito anche il DMF presente nell’aria. Quando i sacchetti disidratanti sono stati analizzati al momento dell’apertura dei container, il DMF è stato ritrovato al loro interno.

Questo ha generato un fraintendimento diffuso: si è pensato che fossero i disidratanti a emettere il DMF, mentre in realtà lo avevano assorbito dall’ambiente contaminato da altri sacchetti biocidi. La direzione del trasferimento era esattamente opposta a quella supposta.

Sali Antimuffa: il fatto che erroneamente i sacchetti disidratanti vengano anche chiamati “sali antimuffa” ha creato un ulteriore livello di confusione in un mercato già abbastanza confuso sull’argomento. Per chiarirvi le idee su questo punto abbiamo creato un’informativa ad hoc: Sali o Disidratanti?


Levosil non ha mai utilizzato Dimetilfumarato

Levosil è produttore italiano di disidratanti dal 1964, con stabilimento a Chiusa di San Michele (Torino) e certificazioni ISO 9001 e ISO 15378 (packaging farmaceutico). La nostra posizione è chiara e documentata:

  • Non aggiungiamo DMF né altri fungicidi alle materie prime utilizzate nel nostro processo produttivo.
  • I nostri fornitori dichiarano l’assenza di DMF dalle materie prime (gel di silice, argilla, setacci molecolari, cloruro di calcio, carbone attivo).
  • Abbiamo verificato l’assenza di DMF tramite analisi di laboratorio secondo la Decisione Europea C(2009) 1723.
  • La dichiarazione di conformità è disponibile su richiesta e viene aggiornata periodicamente.

Non ci sarebbe alcuna ragione tecnica per aggiungere un biocida a un disidratante: il problema dell’umidità si risolve rimuovendo l’umidità stessa, non introducendo veleni.


Come funzionano realmente i disidratanti: adsorbimento, non emissione

Un aspetto fondamentale, spesso frainteso: i disidratanti non emettono gas, sostanze chimiche o vapori nell’ambiente in cui sono collocati. Fanno l’esatto opposto.

I materiali disidratanti utilizzati da Levosil funzionano tutti per adsorbimento fisico o assorbimento chimico dell’acqua:

  • Gel di silice — le molecole d’acqua vengono trattenute nella porosità interna del granulo per forze fisiche (adsorbimento).
  • Argilla attivata (bentonite/montmorillonite) — meccanismo analogo, con affinità per l’acqua a bassa umidità relativa.
  • Setacci molecolari — zeoliti sintetiche con pori calibrati che catturano selettivamente le molecole d’acqua.
  • Cloruro di calcio (Levodry Gel) — assorbe l’umidità per deliquescenza, trasformandosi in soluzione salina trattenuta all’interno del sacchetto.
  • Carbone attivo — trattiene per adsorbimento anche COV e odori.

In tutti i casi, il sacchetto disidratante cattura molecole dall’aria e le trattiene. Non rilascia sostanze. Riduce l’umidità relativa dell’aria confinata e previene condensa, muffe, corrosione e degrado dei prodotti imballati senza bisogno di alcun biocida o additivo chimico.

Un disidratante correttamente dimensionato e utilizzato risolve il problema dell’umidità senza introdurre alcun rischio chimico per le merci, per gli operatori o per il consumatore finale.


FAQ

I sacchetti disidratanti Levosil sono sicuri per prodotti a contatto con la pelle o con alimenti?

Sì. Le nostre linee produttive includono sacchetti conformi ai requisiti per uso farmaceutico (ISO 15378) e per contatto indiretto con alimenti. Sono esenti da DMF, biocidi, fungicidi, allergeni dell’Allegato II Reg. 1169/2011, OGM, PFAS, ftalati e sostanze SVHC del REACH.

Posso ricevere una dichiarazione scritta di assenza di DMF?

Sì. Levosil rilascia su richiesta la Dichiarazione di conformità alla Decisione Europea C(2009) 1723 e al Regolamento Biocidi (UE) 528/2012, che attesta l’assenza di Dimetilfumarato in tutti i dispositivi e materiali disidratanti forniti.

Se un sacchetto disidratante Levosil viene messo in un ambiente già contaminato da DMF, cosa succede?

Il sacchetto, essendo un adsorbente non selettivo, può catturare parte del DMF presente nell’atmosfera insieme al vapore acqueo. Per questo motivo Levosil declina responsabilità quando i propri prodotti vengono impiegati a contatto con materiali già trattati con DMF o altri fungicidi da terzi.

Il DMF (Dimetilfumarato) è la stessa cosa del DMF (Dimetilformammide)?

No. Sono due sostanze chimiche diverse, spesso confuse per l’omonimia dell’acronimo. Dimetilfumarato = biocida vietato in UE. Dimetilformammide = solvente industriale, non vietato ma soggetto a limiti di esposizione professionale.


Riferimenti normativi e fonti istituzionali

Per approfondire il quadro normativo e la storia del divieto europeo sul Dimetilfumarato:

Normativa europea

  • Decisione della Commissione 2009/251/CE del 17 marzo 2009 — che impone agli Stati membri di garantire che non vengano immessi sul mercato prodotti contenenti il biocida Dimetilfumarato. eur-lex.europa.eu — 32009D0251
  • Regolamento (UE) n. 412/2012 del 15 maggio 2012 — che aggiunge la voce 61 all’Allegato XVII del REACH, rendendo permanente il divieto di DMF in articoli o loro parti in concentrazioni superiori a 0,1 mg/kg. eur-lex.europa.eu — 32012R0412
  • Regolamento (CE) n. 1907/2006 (REACH) — Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche. eur-lex.europa.eu — 32006R1907
  • Regolamento (UE) n. 528/2012 sui prodotti biocidi (BPR) — quadro europeo sull’immissione sul mercato e uso dei biocidi. eur-lex.europa.eu — 32012R0528
  • Comunicato stampa Commissione Europea IP/09/190 — annuncio del divieto UE del DMF nei prodotti di consumo (gennaio 2009). ec.europa.eu — press corner

Agenzie europee

Autorità italiane


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I sacchetti disidratanti e il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR): una normativa ancora aperta a interpretazione

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è una normativa molto ampia, che nasce per regolare la gestione degli imballaggi nel loro complesso. Proprio per questa ampiezza, lascia inevitabilmente margini interpretativi su prodotti di nicchia che rappresentano una parte infinitesimale sul volume degli imballaggi presenti sul mercato. Tra questi figurano i sacchetti disidratanti (comunemente ricercati su internet come “sali disidratanti” o “sali antimuffa”).

I sacchetti disidratanti non sono imballaggi nel senso tradizionale del termine. A oggi, inoltre, non esiste una filiera di riciclo dedicata ai disidratanti (non giustificata dai quantitativi in gioco) né un sistema di etichettatura ecologica pensato per questi prodotti. Questi elementi portano a ritenere che i sacchetti disidratanti possano restare fuori dall’ambito di applicazione del PPWR.

Per avere un quadro definitivo, Levosil ha richiesto un parere diretto alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. In attesa di una risposta ufficiale, la posizione attuale è la seguente: i sacchetti disidratanti non sarebbero soggetti al PPWR. Restano comunque già conformi alla parte del regolamento attualmente in vigore, in particolare alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5.

Cosa prevede in generale il Regolamento (UE) 2025/40

Il PPWR è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 gennaio 2025 ed è entrato in vigore l’11 febbraio 2025. Si applica in via generale ma non integrale dal 12 agosto 2026 e sostituisce la direttiva 94/62/CE. Lo scopo principale del Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) è ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti di imballaggio promuovendo un’economia circolare.

La linea Levodry (cloruro di calcio) seguirebbe in ogni caso regole diverse a fine vita: il rifiuto esausto rientra nella disciplina generale dei rifiuti (direttiva 2008/98/CE), non nelle filiere dei rifiuti di imballaggio. Il sacchetto Levodry rispetta comunque le prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5, applicabili indipendentemente dall’esito della classificazione.

Quando il sacchetto disidratante NON è imballaggio

Se il sacchetto è inserito stabilmente all’interno di un prodotto come sua parte integrante per tutto il ciclo di vita — ad esempio alloggiato in modo permanente in un’apparecchiatura o in una lampada — non è considerato imballaggio (art. 3, punto 1, lettera a, e considerando 13). In questa configurazione il PPWR non si applica in alcun caso.

Le scadenze principali del PPWR

  • 11 febbraio 2025: entrata in vigore del Regolamento.
  • 12 agosto 2026: applicazione generale; limiti PFAS per gli imballaggi a contatto con alimenti (art. 5, par. 5).
  • 1° gennaio 2028: adozione degli atti delegati su criteri di progettazione per il riciclaggio e classi di riciclabilità.
  • 12 agosto 2028: etichettatura armonizzata sulla composizione dei materiali.
  • 1° gennaio 2030: obbligo di riciclabilità in classe A, B o C; contenuto minimo riciclato nelle parti di plastica; riduzione al minimo di peso e volume.

Levosil è già conforme all’articolo 5 del PPWR

A prescindere dall’esito della classificazione, Levosil conferma la conformità di tutti i propri sacchetti disidratanti alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5:

  • la somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente è inferiore a 100 mg/kg (100 ppm);
  • tutti i prodotti sono privi di PFAS: i limiti applicabili dal 12 agosto 2026 sono già rispettati per tutte le applicazioni;
  • tutti i prodotti non contengono bisfenolo A (BPA);
  • Levosil non impiega gel di silice con indicatore al cloruro di cobalto.

Il dimensionamento dei sacchetti Levosil è inoltre ottimizzato secondo le norme DIN 55473 e DIN 55474: la quantità di disidratante è calcolata sul fabbisogno effettivo di adsorbimento, senza eccedenze — un approccio comunque coerente con il principio di riduzione al minimo dell’imballaggio (art. 10).

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Reach e disidratanti

Levosil

Levosil è conforme al regolamento REACH fin dalla sua entrata in vigore nel 2007, gestendo registrazione, tracciabilità e documentazione dei propri disidratanti secondo i requisiti europei.


Cos’è il regolamento REACH

Il REACH (CE 1907/2006) regola l’uso delle sostanze chimiche nell’Unione Europea.
È operativo dal 2007 e impone la registrazione presso ECHA delle sostanze prodotte o importate in quantità superiori a 1 tonnellata all’anno.


Disidratanti e normativa REACH

I disidratanti utilizzati nel packaging – tra cui silica gel, cloruro di calcio e setacci molecolari – rientrano nell’ambito REACH.

In concreto:

  • la registrazione è richiesta oltre 1 tonnellata/anno
  • devono essere disponibili dati di sicurezza e tracciabilità

Un’eccezione riguarda:

  • argilla naturale non modificata chimicamente, esentata (Annex V – Entry 7)

Rischi in caso di non conformità

La non conformità REACH ha impatti lungo tutta la filiera.

Per produttori e importatori:

  • blocco delle merci alle dogane
  • ritiro dal mercato
  • sanzioni economiche (definite a livello nazionale)
  • responsabilità legali e danni reputazionali

Per gli utilizzatori:

  • presenza di prodotti non conformi nel mercato UE
  • criticità nella tracciabilità
  • possibili responsabilità nella catena di fornitura

Stato REACH dei principali disidratanti

DisidratanteStato REACHObbligo
Silica gelSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Cloruro di calcioSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Setaccio molecolareSoggetto a registrazioneSì, oltre soglia
Argilla naturaleEsentata (se non modificata)No

Per quanto tempo i sacchetti disidratanti possono restare esposti all’aria?

È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria?

È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria prima di essere utilizzato?

La regola di base è semplice: il meno possibile. Appena vengono estratti dalla loro confezione, i sacchetti disidratanti iniziano subito ad assorbire l’umidità presente nell’ambiente circostante.

Perché non è possibile determinare un tempo preciso

Non è possibile stabilire a tavolino con quale velocità un sacchetto si saturerà, perché la sua capacità di assorbimento dipende da alcuni fattori variabili:

  • l’umidità relativa dell’ambiente in cui si trova;
  • la temperatura a cui è esposto.
  • Il tessuto non tessuto che compone l’involucro

Per fare un esempio concreto: in inverno, quando l’aria è più secca, i sacchetti si saturano più lentamente. In estate, soprattutto in una giornata piovosa e umida, lo stesso sacchetto può saturarsi molto più rapidamente. Per questo non esiste un numero valido in assoluto.

Il ruolo del tessuto (involucro)

Oltre alle condizioni ambientali, la velocità con cui un sacchetto si satura è regolata principalmente dalla tipologia di tessuto che lo avvolge. Un involucro in tessuto standard (secondo la norma DIN 55473 corrisponde al Tipo A) lascia passare il vapore acqueo più rapidamente, quindi si satura prima. Un sacchetto in Tipo B (low dust) o in Tyvek® impiegherà invece più tempo per saturarsi.

Attenzione: i setacci molecolari sono un caso a parte

Questa regola non vale per i sacchetti disidratanti in setaccio molecolare. Il setaccio molecolare è un disidratante estremamente avido di umidità e assorbe molto rapidamente il vapore acqueo dell’ambiente. In questi casi è indispensabile esporre i sacchetti per tempi molto limitati oppure lavorare in ambiente controllato.

Come conservare i sacchetti disidratanti correttamente

Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:

  • lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
  • quando il prodotto viene riposto a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.

In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.

Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.

Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:

  • lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
  • quando il prodotto viene rimesso a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola;
  • in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.

In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.

Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.

Sali o Disidratanti?

In Italia, è diventato uso comune definire i sacchetti disidratanti che si usano per proteggere gli imballaggi industriali “sali disidratanti”, “sali essiccanti”, “sacchetti di sale” o semplicemente “i sali”. In realtà, definire i disidratanti che si usano all’interno di un imballaggio “sali” non è corretto poiché nessuno dei disidratanti ammessi dalle normative internazionali (DIN55473 la MIL-D-3464E o la NFH0321) contengono sali o più in generale cloruri. Anzi, queste norme vietano espressamente l’utilizzo di sali per questa applicazione o l’aggiunta di cloruri ai materiali disidratanti che vengono inseriti all’interno delle casse e dei Packaging.

Spoiler: i sali sono utili nel campo della protezione dei container ma lo vedremo dopo.

L’associazione tra sale e capacità di ridurre l’umidità ha origine dall’uso del sale per la conservazione degli alimenti; il sale è stato ed è tuttora impiegato per conservare gli alimenti. Prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione, veniva impiegato per essiccare i cibi e prolungarne la conservazione. Da qui viene l’idea, ancora oggi molto diffusa, che ogni materiale capace di rimuovere l’umidità debba essere un sale.

A questo si va ad aggiungere il fatto che gel di silice (uno dei primi disidratanti impiegati per la protezione dei packaging industriali) ha un aspetto praticamente identico al sale grosso da cucina.

In sostanza: è vero che il sale è un disidratante ma NON è vero che ogni disidratante è un sale.

Se pensiamo al cloruro di sodio (NaCl) che tutti conosciamo come “sale da cucina” nel campo della Imballaggio industriale sono rilevanti alcune sue caratteristiche:

  • Blanda capacità disidratante: il sale da cucina è un disidratante, ma non è efficiente come il Gel di Silice, l’argilla, o il Setaccio Molecolare. Non viene utilizzato negli imballaggi industriali poiché non riuscirebbe a creare un secco abbastanza spinto (un’umidità relativa abbastanza bassa) da garantire la protezione dei prodotti all’interno degli imballaggi.
  • Deliquescenza: tutti i sali man mano che si avvicinano alla saturazione diventano deliquescenti. Vuol dire che il sale secco si presenta asciutto al tatto, ma man mano che assorbe l’umidità diventa sempre più umido fino a raggiungere addirittura uno stato liquido. Cosa che, all’interno di un imballaggio industriale, non è ammissibile perché potrebbe verificarsi la fuoriuscita di liquido dai sacchetti disidratanti che causerebbe danni irreparabili alle merci trasportate. Tra l’altro, trattandosi di un liquido altamente salino sarebbe l’innesco per importanti fenomeni di ossidazione, ed danni irreparabili a tutti i materiali di origine naturale come ad esempio pelle, legno, o carta.
  • Contiene Cloruri: la presenza di cloruri all’interno del sale lo rende inadatto all’utilizzo all’interno degli imballaggi perché se viene a contatto anche in minimi quantitativi con la maggior parte dei materiali metallici innesca fenomeni di ossidazione. Quindi ci troveremmo ad introdurre all’interno dell’imballaggio un prodotto che una volta saturo sarebbe la causa di uno dei principali problemi che stiamo cercando di combattere.

Sono questi i tre motivi principali per cui tutte le norme internazionali che si occupano di imballaggio (DIN 55473, MIL-D-3464E, e NFH 0321) proibiscono categoricamente l’utilizzo di prodotti disidratanti contenenti cloruri (dunque sali) all’interno degli imballaggi.

Peccato perché sarebbe stata una soluzione decisamente economica, visto l’abbondanza di sale su tutti i mercati.

Chiedere “sali” da utilizzare all’interno di un imballaggio può creare qualche fraintendimento, ma nella pratica si tratta di un problema limitato. Oggi, infatti un produttore esperto sa che con l’espressione “sale per imballaggio” si intende quasi sempre un disidratante per imballaggi, nella maggior parte dei casi a base di argilla disidratante.

Quando parlare di “sali” è corretto?

Esiste un campo in cui parlare di sali è corretto… ed è il campo dei prodotti impiegati per la protezione dei container.

Per questa applicazione i produttori utilizzano miscele di varia natura, ma la base è quasi sempre il cloruro di calcio (CaCl2). In questo caso si può a buon conto parlare di “sali”, meglio ancora se si aggiunge la precisazione “per container”, così da indicare con chiarezza l’ambito di utilizzo.
Perché per questa applicazione si preferisce il sale?

la risposta è che in quanto dobbiamo andare a proteggere un container per il trasporto marittimo ci troviamo a dover rimuovere un notevole quantitativo di umidità che penetra attraverso le bocchette di areazione del container, e contenuta nel volume d’aria interno e soprattutto nel legno e cartone utilizzati per imballare i materiali trasportati.

In questo caso, le caratteristiche che abbiamo visto prima possono tornare utili, ed i problemi possono essere secondari.

  • Blanda capacità disidratante: il fatto che il sale, e nello specifico il cloruro di calcio, non riesca ad assorbire l’umidità al di sotto del 40% e in realtà un vantaggio. Nel container non è necessario scendere al di sotto di questo tenore di umidità relativa per assicurare la conservazione dei materiali, dunque il fatto che i sacchetti disidratanti Levodry Gel si “disattivano” quando l’umidità relativa è intorno a questi tenori è solo un vantaggio; questo perché manterranno la loro capacità disidratante per i momenti in cui l’ambiente interno al container subisce degli sbalzi di temperatura con conseguente innalzamento dell’umidità relativa.
  • Contiene Cloruri: i sacchetti disidratanti per container non sono inseriti all’interno degli imballaggi ma sono all’esterno delle merci durante il trasporto in container. Dunque, la presenza di cloruri che è comunque inibita dall’involucro del sacchetto disidratante e dagli agenti. gelificanti non è un problema. È fondamentale, ma se il prodotto viene acquistato da una società che produce seriamente, che i sacchetti contenenti cloruri siano correttamente etichettati in conformità alle leggi europee, e che il produttore si sia premurato di registrare il codice UFI (che nel caso di Levosil è indicato sul foglio informativo all’interno di ogni scatola, sull’etichetta di ogni scatola, e sul prodotto stesso).
  • Deliquescenza: il problema viene risolto facilmente con un involucro dei sacchetti disidratanti a tenuta di liquido, e soprattutto utilizzando miscele di cloruro di calcio e agenti gelificati specifici che rendono sicuro il prodotto.

In ambito industriale, quindi, gli unici disidratanti che sono anche sali sono quelli impiegati per la protezione dei container, dove si utilizzano soprattutto prodotti a base di cloruro di calcio. Tutti gli altri disidratanti utilizzati all’interno del packaging non sono sali perché non sarebbero efficaci in questa applicazione.

Tutto questo per dire che se volete continuare a chiamare sali i sacchetti disidratanti va benissimo basta che li rivolgiate a qualcuno che sa quello che vi deve vendere in base alle vostre esigenze.

Come Evitare la Muffa sulle Scarpe

L’origine del Problema

L’umidità naturalmente contenuta all’interno della pelle unitamente a quella proveniente dalle lavorazioni (presenza di collanti a base acquosa ad esempio) può causare un eccesso di umidità che ristagna all’interno del packaging creando un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe.

L’eccesso di umidità può anche causare una perdita di lucentezza del pellame, formando una patina opaca su tutta la superficie della calzatura. Infine la proliferazione di muffe è quasi sempre accompagnata dalla formazione di cattivo odore, che impregna le calzature.

Gli articoli più soggetti a queste problematiche sono:

  • Calzature;
  • Oggetti di pelletteria;
  • Borse in pelle;
  • Materiali igroscopici.

La muffa si può sviluppare anche su materiali completamente sintetici in presenza di condizioni favorevoli (caldo umido).

La soluzione

Le bustine antimuffa in argilla disidratante assorbono l’umidità dall’ambiente in cui sono poste rimuovendo l’elemento che favorisce la proliferazione delle spore fungine.

La soluzione è semplice, facile da implementare, e, soprattutto, sicura per gli utenti finali e gli operatori.

Le bustine disidratanti non rilasciano nessun elemento chimico all’interno del packaging, e trattandosi di un disidratante naturale, non etichettato, e conforme a tutte le normative di sicurezza possono essere tranquillamente utilizzate anche nel packaging che viene poi destinato al consumatore.

Rimuovendo l’umidità si eliminano completamente le condizioni che causano lo sviluppo delle muffe indipendentemente dal ceppo alle quali appartengono, i cartoncini antimicotici in commercio, oltre ad utilizzare prodotti di sintesi, potrebbero non avere uno spettro di azione completo e quindi le muffe si potrebbero sviluppare prosperando grazie all’umidità non rimossa dal packaging.

I Vantaggi di una Soluzione Naturale

Il disidratante non rilascia prodotti chimici, e non modifica il profumo del cuoio. Non vengono rilasciati agenti chimici che potrebbero modificare la lucentezza del pellame. Non sono presenti sostanze chimiche potenzialmente pericolose in funzione della loro concentrazione. La formazione di muffe viene inibita rimuovendo l’eccesso di umidità che ne favorirebbe la crescita, e non tramite l’impiego di fungicidi chimici.

Precauzioni Riguardo i Materiali Igroscopici

Un aspetto fondamentale quando ci si trova a dover risolvere il problema delle muffe all’interno di una confezione per la pelletteria è assicurarsi che tutti gli elementi igroscopici (carta e cartone in questo caso) siano secchi e stoccati in modo che non possano accumulare umidità in eccesso. Nella maggior parte dei casi il grosso dell’umidità che poi troviamo all’interno del packaging viene dalla scatola in cartone. Partire da elementi di packaging correttamente conservati permette di ridurre drasticamente il quantitativo di disidratante richiesto.

Unità Disidratante

Il problema

I sacchetti disidratanti sono generalmente prodotti utilizzato il Gel di Silice e l’Argilla Disidratante.

  • Il Gel di Silice è un disidratante di sintesi ottentuto tramite l’acidificazione del silicato di sodio e successivi processi di lavaggio ed essiccazione.
  • L’Argilla Disidratante è una Bentonite di origine natura che viene raccolta, setacciata ed essiccata.

Il Gel di Silice, se prodotto, conservato, e lavorato come si deve ha una performance costante (nessuna variazione tra lotti differenti) che si attesta sul 20% del suo peso in grammi di vapore acqueo adsorbito (96 g)  in condizioni di test DIN 23°C e 40% UR. Per questo motivo i sacchetti in Gel di Silice sono sempre stati venduti ed acquistati a peso; si può dire che due sacchetti disidratanti da 480 g in Gel di Silice, a prescindere dal produttore, avranno una performance identica. Fermo restando che entrambi i produttori dovranno utilizzare Gel di Silice di qualità e lavorarlo ed imballare il prodotto finito secondo gli standard di settore.

L’argilla Disidratante è invece un prodotto naturale ragione per cui non ha sempre la stessa performance. Inoltre non tutte le argille hanno le caratteristiche richieste per essere utilizzate nel campo della disidratazione.

Un sacchetto disidratante da 480g in Argilla potrebbe avere una performance variabile tra il 18% ed 19,5%, adsorbire quindi  86,4 g o 93,6 g di vapore acqueo o,  nel peggiore dei casi, se fosse prodotto utilizzando argilla non per disidratazione potrebbe non avere nessun effetto o addirittura rilasciare umidità all’interno dell’imballaggio.

L’utilizzatore, per determinare la performance dei sacchetti disidratanti in Argilla dovrebbe fare un test di assorbimento, e di volta in volta richiedere al fornitore la performance dell’argilla utilizzata per la fornitura successiva.

Ovviamente a livello industriale questo procedimento non avrebbe alcun senso e sarebbe inapplicabile, pertanto sono stati sviluppati standard di produzione internazionali per classificare e normare la produzione dei sacchetti disidratanti in argilla.

Tra i vari aspetti normati è stato introdotto il concetto di Unità Disidratante.

L’unità disidratante è il quantitativo di disidratante necessario per adsorbire XX grammi di vapore acqueo in camera climatica in condizioni 23°C e 40% UR.

DIN MIL NHF

I principali standard sono:

  • NFH 0321: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 100 g di vapore acqueo.
  • DIN 55473: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.
  • MIL 3464: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.

Ovvero:

  • 1 Unità NFH = 16 Unità DIN = 16 Unità MIL
  • 1/16 Unità NFH = 1 Unità DIN = 1 Unità MIL

Perché introdurre il concetto di Unità Disidratante?

Quando si vende o si acquista un sacchetto disidratante è utile sempre parlare di unità disidratante perché quello che si va a vendere od acquistare non è il peso in grammi di argilla, ma il peso in grammi di vapore acqueo che il sacchetto andrà a rimuovere. Il peso del sacchetto in se potrà variare (entro certi limiti) ma la performance rimane sempre la stessa.

La morale:

Quando si acquista un Sacchetto disidratante in Argilla si acquista la sua performance finale (della quale il produttore è responsabile), e non il suo peso in grammi.

Levosil testa in camera climatica la performance di ciascun lotto (1000 Kg) di materia prima mi modo da garantire la corrispondenza agli standard di tutti i sacchetti disidratanti prodotti.

Campioni dei vari lotti in camera climatica per il test della performance disidratante

Norma “Francese” NFH = Grammi di vapore acqueo adsorbiti in condizioni 23°C / 40% UR = Norma MIL/DIN

  • 1 Unità NFH = 100g di vapore acqueo adsorbiti = 16 Unità MIL/DIN
  • 1/2 Unità NFH = 50g di vapore acqueo adsorbiti = 8 Unità MIL/DIN
  • 1/4 Unità NFH = 25g di vapore acqueo adsorbiti = 4 Unità MIL/DIN
  • 1/8 Unità NFH = 12,5g di vapore acqueo adsorbiti = 2 Unità MIL/DIN
  • 1/16 Unità NFH = 6,25g di vapore acqueo adsorbiti = 1 Unità MIL/DIN
  • 1/32 Unità NFH = 3,12g di vapore acqueo adsorbiti = 1/2 Unità MIL/DIN
  • 1/50 Unità NFH = 2g di vapore acqueo adsorbiti = 1/3 Unità MIL/DIN
  • 1/100 Unità NFH = 1g di vapore acqueo adsorbiti = 1/6  Unità MIL/DIN