UFI obbligatorio il Levodry Gel è già a norma

La normativa europea sui prodotti chimici ha introdotto l’obbligo del codice UFI anche per i sacchetti essiccanti contenenti sali disidratanti e sali essiccanti. Questo significa che tutti i prodotti a base di sali utilizzati per il controllo dell’umidità devono essere correttamente etichettati per essere conformi alla normativa vigente. In questo contesto, LevoDry Gel rappresenta già una soluzione a norma, garantendo sicurezza, tracciabilità e piena conformità per applicazioni industriali e logistiche.

Che cos’è l’UFI e a cosa serve

L’UFI (Unique Formula Identifier, Identificatore Unico di Formula) è un codice alfanumerico unico, composto da 16 caratteri, che deve essere stampato sul prodotto e sull’etichetta dello stesso. La sua funzione è legata alla sicurezza sanitaria: collega in modo inequivocabile le informazioni sulla composizione di una miscela a uno specifico prodotto immesso sul mercato. In caso di esposizione accidentale, permette ai centri antiveleni di risalire rapidamente alle informazioni sulla composizione e sulla tossicologia della miscela, consultando il database europeo che associa a ogni codice UFI le informazioni notificate tramite ECHA.

Chi conserva il database degli UFI?

L’UFI non esiste da solo: è collegato a una notifica PCN (Poison Centre Notification). ECHA mette a disposizione un portale centralizzato (ECHA submission portal) per la notifica ai centri antiveleni. In Italia l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è l’organismo designato a ricevere le informazioni, compresa la composizione chimica, relative alle miscele classificate pericolose. Tali informazioni costituiscono l’Archivio dei Preparati Pericolosi (APP), consultabile dai Centri Antiveleni in caso di emergenza.

L’UFI si riferisce a un solo prodotto ed è “personale”

Ogni codice UFI è personale e non trasferibile: essendo costruito sulla base della partita IVA dell’azienda che immette il prodotto sul mercato e di uno specifico numero di formulazione, collega in modo inequivocabile una determinata miscela al suo responsabile. Prodotti con composizione diversa hanno UFI diversi, e a ogni variazione della formula corrisponde un nuovo codice. Va sottolineato, però, che dal codice non è possibile risalire alla composizione della miscela né ad altri dati riservati: l’UFI non è decodificabile e le informazioni ad esso associate sono contenute in un database consultabile esclusivamente dai centri antiveleni e dalle strutture sanitarie, in caso di emergenza. Per questo la sua presenza in etichetta non espone in alcun modo i rivenditori né chi commercializza il prodotto, ma rappresenta unicamente una garanzia di sicurezza e conformità.

Leggi di riferimento e obblighi per chi immette il prodotto sul mercato

L’UFI nasce dal Regolamento UE 542/2017, che è confluito nell’Allegato VIII del Regolamento CLP 1272/2008. Non si tratta di un’opzione, ma di un obbligo di legge: le aziende che immettono miscele pericolose sul mercato devono trasmettere le informazioni necessarie agli organismi nazionali competenti, affinché i centri antiveleno possano fornire rapidamente consulenza medica in caso di emergenza. I soggetti obbligati sono gli importatori e gli utilizzatori a valle che, nell’esercizio di attività industriali e professionali, immettono sul mercato miscele pericolose per la salute. Il mancato rispetto dell’obbligo può comportare il ritiro dei prodotti dal mercato e sanzioni economiche.

Da quando è obbligatorio riportarlo sul prodotto

La scadenza definitiva è ormai trascorsa: dal 1° gennaio 2025 l’UFI in etichetta è obbligatorio per tutte le miscele pericolose commercializzate nello Spazio Economico Europeo, senza eccezioni. L’obbligo si applica anche alle miscele già immesse sul mercato prima di tale data. Dunque il consiglio è quello di verificare immediatamente con il vostro fornitore (a meno che non si tratti di Levosil) se ha provveduto a registrare i prodotti etichettati l’ECHA, e se ha già provveduto a aggiornare le etichette del prodotto, come richiesto dalla legge.

Il caso dei disidratanti al cloruro di calcio

La classificazione del cloruro di calcio, componente principale di tutti i disidratanti impiegati per la protezione dei container, Levodry Gel compreso, è la ragione per cui sull’etichetta e sul prodotto stesso vengono stampati il simbolo di irritante e le informazioni richieste dalla legge. In condizioni di uso normale non è previsto alcun contatto tra chi utilizza il sacchetto disidratante e il cloruro di calcio contenuto al suo interno; ciò tuttavia non esonera il produttore e chi immette il prodotto sul mercato dall’obbligo di segnalare la presenza di una sostanza potenzialmente irritante all’interno della confezione.

I sacchetti disidratanti a base di cloruro di calcio, come il Levodry Gel, che ne contiene tra il 60% e il 90%, sono classificati come irritanti (irritazione oculare categoria 2, H319 – “Provoca grave irritazione oculare”) ai sensi del Regolamento CLP. Rientrano quindi a pieno titolo tra le miscele pericolose soggette all’obbligo. Per questo devono essere notificati tramite il portale PCN di ECHA e, per l’Italia, registrati presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Solo a seguito di questa registrazione il codice UFI viene generato, validato e apposto sul prodotto. Eseguite queste formalità e poi possibile immettere sul mercato il prodotto.

Un prodotto che richieda una classificazione di pericolo non può essere messo sul mercato, se non è stata eseguita la registrazione del numero UFI.

Sicurezza del prodotto

Fondamentale comprendere che nel caso del Levodry Gel il cloruro di calcio è contenuto all’interno di una barriera funzionale e dunque nelle normali operazioni di lavoro non è prevedibile che l’utilizzatore venga a contatto diretto con il cloruro di calcio. Ciò nonostante per legge è obbligatorio etichettare il prodotto e registrare il numero UFI presso l’autorità competente come precauzione, in caso di non corretto uso o di una fuoriuscita del cloruro di calcio in caso di rottura dell’involucro esterno.

Dove va riportato il codice: etichetta e prodotto

L’UFI deve essere fisicamente presente sul prodotto e sulla sua etichetta, stampato o apposto in modo visibile, leggibile e indelebile, preceduto dalla sigla “UFI”, che non va tradotta nelle diverse lingue.

Levosil ha già fatto tutto

Il Levodry Gel dispone del proprio codice regolarmente riportato nella Scheda di Dati di Sicurezza e apposto sull’etichetta del prodotto, in piena conformità al Regolamento CLP e al suo Allegato VIII. La notifica ai centri antiveleni è stata effettuata e i riferimenti di emergenza sono indicati in tutte le versioni linguistiche della scheda. Scegliere Levosil significa acquistare prodotti già a norma, senza rischi di non conformità per chi li rivende o li immette a sua volta sul mercato europeo.

Per quanto tempo i sacchetti disidratanti possono restare esposti all’aria?

È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria?

È una delle domande che ci vengono poste più spesso: per quanto tempo un sacchetto disidratante può rimanere all’aria prima di essere utilizzato?

La regola di base è semplice: il meno possibile. Appena vengono estratti dalla loro confezione, i sacchetti disidratanti iniziano subito ad assorbire l’umidità presente nell’ambiente circostante.

Perché non è possibile determinare un tempo preciso

Non è possibile stabilire a tavolino con quale velocità un sacchetto si saturerà, perché la sua capacità di assorbimento dipende da alcuni fattori variabili:

  • l’umidità relativa dell’ambiente in cui si trova;
  • la temperatura a cui è esposto.
  • Il tessuto non tessuto che compone l’involucro

Per fare un esempio concreto: in inverno, quando l’aria è più secca, i sacchetti si saturano più lentamente. In estate, soprattutto in una giornata piovosa e umida, lo stesso sacchetto può saturarsi molto più rapidamente. Per questo non esiste un numero valido in assoluto.

Il ruolo del tessuto (involucro)

Oltre alle condizioni ambientali, la velocità con cui un sacchetto si satura è regolata principalmente dalla tipologia di tessuto che lo avvolge. Un involucro in tessuto standard (secondo la norma DIN 55473 corrisponde al Tipo A) lascia passare il vapore acqueo più rapidamente, quindi si satura prima. Un sacchetto in Tipo B (low dust) o in Tyvek® impiegherà invece più tempo per saturarsi.

Attenzione: i setacci molecolari sono un caso a parte

Questa regola non vale per i sacchetti disidratanti in setaccio molecolare. Il setaccio molecolare è un disidratante estremamente avido di umidità e assorbe molto rapidamente il vapore acqueo dell’ambiente. In questi casi è indispensabile esporre i sacchetti per tempi molto limitati oppure lavorare in ambiente controllato.

Come conservare i sacchetti disidratanti correttamente

Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:

  • lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
  • quando il prodotto viene riposto a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.

In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.

Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.

Se i sacchetti non vengono utilizzati subito, è bene seguire alcuni accorgimenti:

  • lasciarli nella confezione originale, con la busta di plastica fornita ripiegata sopra;
  • quando il prodotto viene rimesso a magazzino, l’ideale è termosaldare la busta in HDPE che protegge i sacchetti all’interno della scatola;
  • in alternativa, chiudere la busta con una fascetta o con un nodo.

In questo modo si evita che, durante lo stoccaggio e i periodi di inutilizzo, l’umidità ambientale vada a saturare i sacchetti prima ancora del loro impiego.

Il principio da ricordare è sempre lo stesso: minor tempo di esposizione all’aria, massima efficacia del prodotto.

Vi aspettiamo a CPHl Milano 6/10/2026

🇮🇹 Italiano

Levosil sarà presente come espositore a CPHI Milano, in programma a Fiera Milano dal 6 all’8 ottobre 2026. Sarà un piacere accogliervi presso il nostro stand 11K49. In occasione della fiera, Levosil presenterà la propria linea di sacchetti disidratanti sviluppati espressamente per applicazioni farmaceutiche. Tra questi, i sacchetti per la protezione degli API farmaceutici in confezionamento sfuso e l’intera gamma di bustine essiccanti Micro Bag, progettata per l’uso a diretto contatto all’interno del packaging farmaceutico e nutraceutico. Levosil è certificata ISO 15378, lo standard internazionale per i materiali di imballaggio primario destinati ai medicinali. Inoltre, opera come produttore MOCA registrato presso l’ASL locale come richiesti per legge.


🇬🇧 English

Levosil will be exhibiting at CPHI Milan, taking place at Fiera Milano from October 6 to 8, 2026. We will be pleased to welcome you at our stand 11K49. At the trade fair, Levosil will present its range of desiccant sachets developed specifically for pharmaceutical applications. These include sachets for protecting pharmaceutical APIs in bulk packaging and the full Micro Bag range of desiccant sachets, designed for direct contact use inside pharmaceutical and nutraceutical packaging. Levosil is certified to ISO 15378, the international standard for primary packaging materials for medicinal products. In addition, it operates as a MOCA producer registered with the local health authority, supporting the use of its products in direct contact with medicines and food.


🇫🇷 Français

Levosil sera exposant à CPHI Milan, qui se tiendra à Fiera Milano du 6 au 8 octobre 2026. Nous serons ravis de vous accueillir sur notre stand 11K49. À l’occasion du salon, Levosil présentera sa gamme de sachets déshydratants développés spécifiquement pour les applications pharmaceutiques. Parmi eux, des sachets destinés à la protection des API pharmaceutiques en vrac ainsi que toute la gamme de sachets dessiccants Micro Bag, conçue pour un usage en contact direct à l’intérieur des emballages pharmaceutiques et nutraceutiques. Levosil est certifiée ISO 15378, la norme internationale relative aux matériaux d’emballage primaire destinés aux médicaments. En outre, elle est enregistrée comme producteur MOCA auprès de l’autorité sanitaire locale, garantissant l’utilisation de ses produits au contact direct des médicaments et des aliments.


🇪🇸 Español

Levosil estará presente como expositora en CPHI Milan, que tendrá lugar en Fiera Milano del 6 al 8 de octubre de 2026. Será un placer recibirles en nuestro stand 11K49. Con motivo de la feria, Levosil presentará su gama de sachets desecantes desarrollados específicamente para aplicaciones farmacéuticas. Entre ellos, los sachets para la protección de API farmacéuticos en envases a granel y toda la gama de sobres desecantes Micro Bag, diseñada para su uso en contacto directo dentro del packaging farmacéutico y nutracéutico. Levosil está certificada según la norma ISO 15378, el estándar internacional para materiales de envase primario destinados a medicamentos. Además, opera como productor MOCA registrado ante la autoridad sanitaria local, lo que respalda el uso de sus productos en contacto directo con medicamentos y alimentos.


🇩🇪 Deutsch


Levosil wird als Aussteller auf der CPHI Milan vertreten sein, die vom 6. bis 8. Oktober 2026 auf der Fiera Milano stattfindet. Wir freuen uns, Sie an unserem Stand 11K49 begrüßen zu dürfen. Im Rahmen der Messe wird Levosil seine Reihe von Trockenmittelbeuteln präsentieren, die speziell für pharmazeutische Anwendungen entwickelt wurden. Dazu gehören Beutel zum Schutz pharmazeutischer APIs in Großpackungen sowie die gesamte Micro-Bag-Reihe von Trockenmittelbeuteln, die für den direkten Kontakt im pharmazeutischen und nutraceutischen Verpackungsbereich konzipiert wurde. Levosil ist nach ISO 15378 zertifiziert, dem internationalen Standard für Primärverpackungsmaterialien für Arzneimittel. Darüber hinaus ist das Unternehmen als MOCA-Hersteller bei der örtlichen Gesundheitsbehörde registriert und unterstützt damit den Einsatz seiner Produkte im direkten Kontakt mit Arzneimitteln und Lebensmitteln.


🇷🇴Română

Levosil va fi prezentă ca expozantă la CPHI Milan, care va avea loc la Fiera Milano în perioada 6–8 octombrie 2026. Vă așteptăm cu drag la standul nostru 11K49. Cu ocazia târgului, Levosil va prezenta gama sa de plicuri desicante dezvoltate special pentru aplicații farmaceutice. Printre acestea se numără plicurile pentru protecția API-urilor farmaceutice în ambalare vrac și întreaga gamă de plicuri desicante Micro Bag, concepute pentru utilizare în contact direct în interiorul ambalajelor farmaceutice și nutraceutice. Levosil este certificată ISO 15378, standardul internațional pentru materialele de ambalare primară destinate produselor medicamentoase. În plus, operează ca producător MOCA înregistrat la autoritatea sanitară locală, ceea ce susține utilizarea produselor sale în contact direct cu medicamentele și alimentele.

🇵🇱 Polski


Levosil będzie wystawcą na targach CPHI Milan, które odbędą się w Fiera Milano w dniach 6–8 października 2026 roku. Serdecznie zapraszamy na nasze stoisko 11K49. Z okazji targów Levosil zaprezentuje swoją gamę saszetek osuszających opracowanych specjalnie do zastosowań farmaceutycznych. Wśród nich znajdą się saszetki do ochrony farmaceutycznych API w opakowaniach zbiorczych oraz cała gama saszetek osuszających Micro Bag, zaprojektowana do bezpośredniego kontaktu wewnątrz opakowań farmaceutycznych i nutraceutycznych. Levosil posiada certyfikat ISO 15378, międzynarodowej normy dla materiałów opakowaniowych pierwotnych przeznaczonych dla produktów leczniczych. Ponadto działa jako producent MOCA zarejestrowany w lokalnym ASL, co potwierdza możliwość stosowania naszych produktów w bezpośrednim kontakcie z lekami i żywnością.

🇬🇷 Ελληνικά


Η Levosil θα συμμετάσχει ως εκθέτης στην CPHI Milan, η οποία θα πραγματοποιηθεί στη Fiera Milano από 6 έως 8 Οκτωβρίου 2026. Θα είναι χαρά μας να σας υποδεχτούμε στο περίπτερό μας 11K49. Στο πλαίσιο της έκθεσης, η Levosil θα παρουσιάσει τη σειρά αποξηραντικών σακουλιών της, που έχει αναπτυχθεί ειδικά για φαρμακευτικές εφαρμογές. Σε αυτά περιλαμβάνονται σακουλάκια για την προστασία φαρμακευτικών API σε χύδην συσκευασία, καθώς και ολόκληρη η σειρά αποξηραντικών φακέλων Micro Bag, σχεδιασμένη για άμεση επαφή μέσα στη φαρμακευτική και nutraceutical συσκευασία. Η Levosil είναι πιστοποιημένη κατά ISO 15378, το διεθνές πρότυπο για υλικά πρωτογενούς συσκευασίας φαρμακευτικών προϊόντων. Επιπλέον, λειτουργεί ως παραγωγός MOCA με καταχώριση στην τοπική υγειονομική αρχή, γεγονός που υποστηρίζει τη χρήση των προϊόντων της σε άμεση επαφή με φάρμακα και τρόφιμα.

Sali o Disidratanti?

In Italia, è diventato uso comune definire i sacchetti disidratanti che si usano per proteggere gli imballaggi industriali “sali disidratanti”, “sali essiccanti”, “sacchetti di sale” o semplicemente “i sali”. In realtà, definire i disidratanti che si usano all’interno di un imballaggio “sali” non è corretto poiché nessuno dei disidratanti ammessi dalle normative internazionali (DIN55473 la MIL-D-3464E o la NFH0321) contengono sali o più in generale cloruri. Anzi, queste norme vietano espressamente l’utilizzo di sali per questa applicazione o l’aggiunta di cloruri ai materiali disidratanti che vengono inseriti all’interno delle casse e dei Packaging.

Spoiler: i sali sono utili nel campo della protezione dei container ma lo vedremo dopo.

L’associazione tra sale e capacità di ridurre l’umidità ha origine dall’uso del sale per la conservazione degli alimenti; il sale è stato ed è tuttora impiegato per conservare gli alimenti. Prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione, veniva impiegato per essiccare i cibi e prolungarne la conservazione. Da qui viene l’idea, ancora oggi molto diffusa, che ogni materiale capace di rimuovere l’umidità debba essere un sale.

A questo si va ad aggiungere il fatto che gel di silice (uno dei primi disidratanti impiegati per la protezione dei packaging industriali) ha un aspetto praticamente identico al sale grosso da cucina.

In sostanza: è vero che il sale è un disidratante ma NON è vero che ogni disidratante è un sale.

Se pensiamo al cloruro di sodio (NaCl) che tutti conosciamo come “sale da cucina” nel campo della Imballaggio industriale sono rilevanti alcune sue caratteristiche:

  • Blanda capacità disidratante: il sale da cucina è un disidratante, ma non è efficiente come il Gel di Silice, l’argilla, o il Setaccio Molecolare. Non viene utilizzato negli imballaggi industriali poiché non riuscirebbe a creare un secco abbastanza spinto (un’umidità relativa abbastanza bassa) da garantire la protezione dei prodotti all’interno degli imballaggi.
  • Deliquescenza: tutti i sali man mano che si avvicinano alla saturazione diventano deliquescenti. Vuol dire che il sale secco si presenta asciutto al tatto, ma man mano che assorbe l’umidità diventa sempre più umido fino a raggiungere addirittura uno stato liquido. Cosa che, all’interno di un imballaggio industriale, non è ammissibile perché potrebbe verificarsi la fuoriuscita di liquido dai sacchetti disidratanti che causerebbe danni irreparabili alle merci trasportate. Tra l’altro, trattandosi di un liquido altamente salino sarebbe l’innesco per importanti fenomeni di ossidazione, ed danni irreparabili a tutti i materiali di origine naturale come ad esempio pelle, legno, o carta.
  • Contiene Cloruri: la presenza di cloruri all’interno del sale lo rende inadatto all’utilizzo all’interno degli imballaggi perché se viene a contatto anche in minimi quantitativi con la maggior parte dei materiali metallici innesca fenomeni di ossidazione. Quindi ci troveremmo ad introdurre all’interno dell’imballaggio un prodotto che una volta saturo sarebbe la causa di uno dei principali problemi che stiamo cercando di combattere.

Sono questi i tre motivi principali per cui tutte le norme internazionali che si occupano di imballaggio (DIN 55473, MIL-D-3464E, e NFH 0321) proibiscono categoricamente l’utilizzo di prodotti disidratanti contenenti cloruri (dunque sali) all’interno degli imballaggi.

Peccato perché sarebbe stata una soluzione decisamente economica, visto l’abbondanza di sale su tutti i mercati.

Chiedere “sali” da utilizzare all’interno di un imballaggio può creare qualche fraintendimento, ma nella pratica si tratta di un problema limitato. Oggi, infatti un produttore esperto sa che con l’espressione “sale per imballaggio” si intende quasi sempre un disidratante per imballaggi, nella maggior parte dei casi a base di argilla disidratante.

Quando parlare di “sali” è corretto?

Esiste un campo in cui parlare di sali è corretto… ed è il campo dei prodotti impiegati per la protezione dei container.

Per questa applicazione i produttori utilizzano miscele di varia natura, ma la base è quasi sempre il cloruro di calcio (CaCl2). In questo caso si può a buon conto parlare di “sali”, meglio ancora se si aggiunge la precisazione “per container”, così da indicare con chiarezza l’ambito di utilizzo.
Perché per questa applicazione si preferisce il sale?

la risposta è che in quanto dobbiamo andare a proteggere un container per il trasporto marittimo ci troviamo a dover rimuovere un notevole quantitativo di umidità che penetra attraverso le bocchette di areazione del container, e contenuta nel volume d’aria interno e soprattutto nel legno e cartone utilizzati per imballare i materiali trasportati.

In questo caso, le caratteristiche che abbiamo visto prima possono tornare utili, ed i problemi possono essere secondari.

  • Blanda capacità disidratante: il fatto che il sale, e nello specifico il cloruro di calcio, non riesca ad assorbire l’umidità al di sotto del 40% e in realtà un vantaggio. Nel container non è necessario scendere al di sotto di questo tenore di umidità relativa per assicurare la conservazione dei materiali, dunque il fatto che i sacchetti disidratanti Levodry Gel si “disattivano” quando l’umidità relativa è intorno a questi tenori è solo un vantaggio; questo perché manterranno la loro capacità disidratante per i momenti in cui l’ambiente interno al container subisce degli sbalzi di temperatura con conseguente innalzamento dell’umidità relativa.
  • Contiene Cloruri: i sacchetti disidratanti per container non sono inseriti all’interno degli imballaggi ma sono all’esterno delle merci durante il trasporto in container. Dunque, la presenza di cloruri che è comunque inibita dall’involucro del sacchetto disidratante e dagli agenti. gelificanti non è un problema. È fondamentale, ma se il prodotto viene acquistato da una società che produce seriamente, che i sacchetti contenenti cloruri siano correttamente etichettati in conformità alle leggi europee, e che il produttore si sia premurato di registrare il codice UFI (che nel caso di Levosil è indicato sul foglio informativo all’interno di ogni scatola, sull’etichetta di ogni scatola, e sul prodotto stesso).
  • Deliquescenza: il problema viene risolto facilmente con un involucro dei sacchetti disidratanti a tenuta di liquido, e soprattutto utilizzando miscele di cloruro di calcio e agenti gelificati specifici che rendono sicuro il prodotto.

In ambito industriale, quindi, gli unici disidratanti che sono anche sali sono quelli impiegati per la protezione dei container, dove si utilizzano soprattutto prodotti a base di cloruro di calcio. Tutti gli altri disidratanti utilizzati all’interno del packaging non sono sali perché non sarebbero efficaci in questa applicazione.

Tutto questo per dire che se volete continuare a chiamare sali i sacchetti disidratanti va benissimo basta che li rivolgiate a qualcuno che sa quello che vi deve vendere in base alle vostre esigenze.

Soluzione Disidratante Naturale e Sicura

Il Moisture Grabber è un sacchetto disidratante appositamente studiato per il mercato della pelletteria allo scopo di eliminare i problemi di qualità legati all’eccesso di umidità nel packaging. Evitare la formazione di muffe permette di preservare la qualità del prodotti intatta anche in caso di stoccaggio a lingo temine o trasporto via mare in container. Moisture Grabber è prodotto in Italia, non contiene fungicidi e non emette alcuna sostanza chimica.

Disidratante Naturale

L’argilla disidratante è una Bentonite Calcica che naturalmente adsorbe ed intrappola l’umidità sottraendola all’ambiente in cui è posta. L’argilla usata nel Moisture Grabber è in conformità con le norme tecniche DIN 55473, MIL 3464E, NFH00320.

L’argilla disidratante è identificata dal CAS n° 1302-78-29. L’argilla Disidratante contenuta nel Moisture Grabber è un prodotto minerale naturale di cava, pertanto è esente dall’obbligo di registrazione REACH a norma dell’articolo 2, paragrafo 7 lettera (b) L’argilla oltre ad essere esente dall’obbligo di registrazione, è una sostanza non classificata come pericolosa, priva di sostanze SVHC, o di sostanze con classificazione PBT o vPvB, conseguentemente non è necessario né redigere una valutazione dell’esposizione, né comunicare gli usi lungo la catena di fornitura.

La stampa tipografica viene impressa impiegando inchiostri per la stampa su packaging alimentare impiegando tecnologia tipografica per garantire la massima leggibilità ed un risultato visivo finale tale da permettere l’utilizzo del Moisture Grabber anche in prodotti di alto livello. Le informazioni sul sacchetto sono stampate in Italiano, Inglese, Giapponese, Francese, Tedesco e Spagnolo.

L’involucro permette di intravedere il disidratante naturale all’interno della bustina pur evitando il rilascio di polvere da parte del disidratante. Il tessuto non tessuto scelto è idoneo all’impiego alimentare ed è omologato Tipo B (basso rilascio di polvere) in base alla norma tecnica DIN 55473.

La quantità di sacchetti disidratanti da utilizzare deve essere valutata a seconda del prodotto da proteggere, del volume e tipo di imballo scelto, e dalla shelf life che si vuole ottenere. Prestare particolare attenzione alla permeabilità al vapore acqueo dell’imballo che verrà impiegato.

Come Evitare la Muffa sulle Scarpe

L’origine del Problema

L’umidità naturalmente contenuta all’interno della pelle unitamente a quella proveniente dalle lavorazioni (presenza di collanti a base acquosa ad esempio) può causare un eccesso di umidità che ristagna all’interno del packaging creando un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe.

L’eccesso di umidità può anche causare una perdita di lucentezza del pellame, formando una patina opaca su tutta la superficie della calzatura. Infine la proliferazione di muffe è quasi sempre accompagnata dalla formazione di cattivo odore, che impregna le calzature.

Gli articoli più soggetti a queste problematiche sono:

  • Calzature;
  • Oggetti di pelletteria;
  • Borse in pelle;
  • Materiali igroscopici.

La muffa si può sviluppare anche su materiali completamente sintetici in presenza di condizioni favorevoli (caldo umido).

La soluzione

Le bustine antimuffa in argilla disidratante assorbono l’umidità dall’ambiente in cui sono poste rimuovendo l’elemento che favorisce la proliferazione delle spore fungine.

La soluzione è semplice, facile da implementare, e, soprattutto, sicura per gli utenti finali e gli operatori.

Le bustine disidratanti non rilasciano nessun elemento chimico all’interno del packaging, e trattandosi di un disidratante naturale, non etichettato, e conforme a tutte le normative di sicurezza possono essere tranquillamente utilizzate anche nel packaging che viene poi destinato al consumatore.

Rimuovendo l’umidità si eliminano completamente le condizioni che causano lo sviluppo delle muffe indipendentemente dal ceppo alle quali appartengono, i cartoncini antimicotici in commercio, oltre ad utilizzare prodotti di sintesi, potrebbero non avere uno spettro di azione completo e quindi le muffe si potrebbero sviluppare prosperando grazie all’umidità non rimossa dal packaging.

I Vantaggi di una Soluzione Naturale

Il disidratante non rilascia prodotti chimici, e non modifica il profumo del cuoio. Non vengono rilasciati agenti chimici che potrebbero modificare la lucentezza del pellame. Non sono presenti sostanze chimiche potenzialmente pericolose in funzione della loro concentrazione. La formazione di muffe viene inibita rimuovendo l’eccesso di umidità che ne favorirebbe la crescita, e non tramite l’impiego di fungicidi chimici.

Precauzioni Riguardo i Materiali Igroscopici

Un aspetto fondamentale quando ci si trova a dover risolvere il problema delle muffe all’interno di una confezione per la pelletteria è assicurarsi che tutti gli elementi igroscopici (carta e cartone in questo caso) siano secchi e stoccati in modo che non possano accumulare umidità in eccesso. Nella maggior parte dei casi il grosso dell’umidità che poi troviamo all’interno del packaging viene dalla scatola in cartone. Partire da elementi di packaging correttamente conservati permette di ridurre drasticamente il quantitativo di disidratante richiesto.

Unità Disidratante

Il problema

I sacchetti disidratanti sono generalmente prodotti utilizzato il Gel di Silice e l’Argilla Disidratante.

  • Il Gel di Silice è un disidratante di sintesi ottentuto tramite l’acidificazione del silicato di sodio e successivi processi di lavaggio ed essiccazione.
  • L’Argilla Disidratante è una Bentonite di origine natura che viene raccolta, setacciata ed essiccata.

Il Gel di Silice, se prodotto, conservato, e lavorato come si deve ha una performance costante (nessuna variazione tra lotti differenti) che si attesta sul 20% del suo peso in grammi di vapore acqueo adsorbito (96 g)  in condizioni di test DIN 23°C e 40% UR. Per questo motivo i sacchetti in Gel di Silice sono sempre stati venduti ed acquistati a peso; si può dire che due sacchetti disidratanti da 480 g in Gel di Silice, a prescindere dal produttore, avranno una performance identica. Fermo restando che entrambi i produttori dovranno utilizzare Gel di Silice di qualità e lavorarlo ed imballare il prodotto finito secondo gli standard di settore.

L’argilla Disidratante è invece un prodotto naturale ragione per cui non ha sempre la stessa performance. Inoltre non tutte le argille hanno le caratteristiche richieste per essere utilizzate nel campo della disidratazione.

Un sacchetto disidratante da 480g in Argilla potrebbe avere una performance variabile tra il 18% ed 19,5%, adsorbire quindi  86,4 g o 93,6 g di vapore acqueo o,  nel peggiore dei casi, se fosse prodotto utilizzando argilla non per disidratazione potrebbe non avere nessun effetto o addirittura rilasciare umidità all’interno dell’imballaggio.

L’utilizzatore, per determinare la performance dei sacchetti disidratanti in Argilla dovrebbe fare un test di assorbimento, e di volta in volta richiedere al fornitore la performance dell’argilla utilizzata per la fornitura successiva.

Ovviamente a livello industriale questo procedimento non avrebbe alcun senso e sarebbe inapplicabile, pertanto sono stati sviluppati standard di produzione internazionali per classificare e normare la produzione dei sacchetti disidratanti in argilla.

Tra i vari aspetti normati è stato introdotto il concetto di Unità Disidratante.

L’unità disidratante è il quantitativo di disidratante necessario per adsorbire XX grammi di vapore acqueo in camera climatica in condizioni 23°C e 40% UR.

DIN MIL NHF

I principali standard sono:

  • NFH 0321: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 100 g di vapore acqueo.
  • DIN 55473: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.
  • MIL 3464: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.

Ovvero:

  • 1 Unità NFH = 16 Unità DIN = 16 Unità MIL
  • 1/16 Unità NFH = 1 Unità DIN = 1 Unità MIL

Perché introdurre il concetto di Unità Disidratante?

Quando si vende o si acquista un sacchetto disidratante è utile sempre parlare di unità disidratante perché quello che si va a vendere od acquistare non è il peso in grammi di argilla, ma il peso in grammi di vapore acqueo che il sacchetto andrà a rimuovere. Il peso del sacchetto in se potrà variare (entro certi limiti) ma la performance rimane sempre la stessa.

La morale:

Quando si acquista un Sacchetto disidratante in Argilla si acquista la sua performance finale (della quale il produttore è responsabile), e non il suo peso in grammi.

Levosil testa in camera climatica la performance di ciascun lotto (1000 Kg) di materia prima mi modo da garantire la corrispondenza agli standard di tutti i sacchetti disidratanti prodotti.

Campioni dei vari lotti in camera climatica per il test della performance disidratante

Norma “Francese” NFH = Grammi di vapore acqueo adsorbiti in condizioni 23°C / 40% UR = Norma MIL/DIN

  • 1 Unità NFH = 100g di vapore acqueo adsorbiti = 16 Unità MIL/DIN
  • 1/2 Unità NFH = 50g di vapore acqueo adsorbiti = 8 Unità MIL/DIN
  • 1/4 Unità NFH = 25g di vapore acqueo adsorbiti = 4 Unità MIL/DIN
  • 1/8 Unità NFH = 12,5g di vapore acqueo adsorbiti = 2 Unità MIL/DIN
  • 1/16 Unità NFH = 6,25g di vapore acqueo adsorbiti = 1 Unità MIL/DIN
  • 1/32 Unità NFH = 3,12g di vapore acqueo adsorbiti = 1/2 Unità MIL/DIN
  • 1/50 Unità NFH = 2g di vapore acqueo adsorbiti = 1/3 Unità MIL/DIN
  • 1/100 Unità NFH = 1g di vapore acqueo adsorbiti = 1/6  Unità MIL/DIN