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Perché le norme di settore sono fondamentali per clienti?

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Come si determina la capacità di adsorbimento di un disidratante?

La capacità di adsorbimento di un disidratante si determina in laboratorio, esponendo il materiale ad aria con temperatura e umidità relativa controllate e misurando quanta acqua trattiene fino all’equilibrio. Il risultato dipende sempre dalle condizioni di prova: lo stesso prodotto assorbe quantità molto diverse di umidità a seconda del clima a cui è esposto. Per questo le norme DIN 55473 e MIL-D-3464E fissano condizioni di prova standard, che permettono di confrontare i sacchetti disidratanti (amichevolmente chiamati anche “sali disidratanti”, “sali essiccanti” o “sali antimuffa”) su una base unica e uguale per tutti i produttori.

Perché le norme di settore sono importanti per i clienti?

I sacchetti disidratanti che si usano negli imballaggi (nelle scatole, per intenderci) vengono prodotti utilizzando generalmente tre disidratanti:

  • Gel di silice: disidratante di sintesi, il più utilizzato nelle applicazioni farmaceutiche e alimentari.
  • Argilla attivata (definita a volte anche “argilla espansa”, ma non c’entra niente): disidratante naturale, adatto alla maggior parte delle applicazioni industriali.
  • Setacci molecolari: zeoliti con porosità calibrata, per applicazioni che richiedono un adsorbimento selettivo solo sull’umidità o la capacità di rimuovere l’umidità anche ad alte temperature (anche a questo prodotto sarà bene dedicare un documento di approfondimento, perché è poco diffuso e poco conosciuto).

Come vedremo, la capacità di tutti i disidratanti varia in funzione delle condizioni di temperatura e umidità relativa in cui vengono utilizzati ed è per questo che negli anni sono state create normative tecniche per regolarne l’uso, la produzione e le modalità di test. Le normative emesse negli anni sono un utile strumento per il cliente, in quanto gli permettono, in un panorama in cui le dichiarazioni mirabolanti sulle proprietà dei disidratanti sono la norma, di capire esattamente come valutare i vari prodotti.

La norma più attiva ad oggi è la DIN 55473.

La capacità dipende dalle condizioni di prova

Un disidratante non ha una capacità di assorbimento “assoluta”. La quantità di acqua che riesce a trattenere all’equilibrio dipende da due variabili: la temperatura e l’umidità relativa dell’aria a cui è esposto. 

In realtà interviene anche la pressione atmosferica, ma nelle condizioni normali di utilizzo il suo effetto è trascurabile.

Più alta è l’umidità relativa, più acqua il materiale adsorbe. La temperatura agisce in due direzioni: fa aumentare la capacità del disidratante ma, man mano che ci si avvicina alla temperatura di rigenerazione del materiale, inizia a far rilasciare l’umidità nell’ambiente e dunque ne diminuisce la capacità, fino ad annullarla totalmente.

Esempio: 100 g di gel di silice in due climi diversi

  • 23 °C e 40% di umidità relativa, 100 g di gel di silice adsorbono circa 24 g di vapore acqueo (valore tipico).
  • 23 °C e 80% di umidità relativa, gli stessi 100 g adsorbono circa 35 g (valore tipico).

Stesso prodotto, stessa quantità: Un dato di capacità senza indicazione di temperatura e umidità relativa, preso da solo, non ha alcun significato.

Nella pratica, se un produttore vi dice che il suo disidratante “assorbe di più” perché raggiunge valori più elevati, è molto probabile che il test sia stato eseguito a un’umidità relativa più alta.

In altre parole: il numero è corretto.
Ma il contesto cambia completamente il suo significato.

La norma è una garanzia per il cliente

Le norme fissano esattamente le condizioni di prova, in modo che i prodotti possano essere confrontati su una base unica.

La DIN 55473, ad esempio, definisce l’unità disidratante (DIN Unit) come la quantità di materiale che, in equilibrio con aria a circa 23 °C, adsorbe:

  • almeno 3,0 g di vapore acqueo al 20% di umidità relativa
  • almeno 6,0 g al 40%

Due sacchetti dichiarati “da 1 unità” secondo questa norma garantiscono quindi una prestazione minima identica, indipendentemente dal produttore o dal materiale disidratante.

La norma DIN stabilisce anche le modalità in cui i sacchetti disidratanti vanno imballati: altro argomento che tratteremo separatamente per approfondirlo come si deve. Iniziamo però a dire che Levosil consegna i suoi prodotti imballati in HDPE per evitare che si saturino parzialmente prima dell’uso, cosa che ne farebbe diminuire la capacità disidratante. Spesso ci si concentra sui numeri della performance, ma si trascura di considerare come mantenere questa performance nel tempo.Levosil sui suoi prodotti garantisce una shelf life di due anni.

Perché si testa a 23 °C e 40% di umidità relativa

Le condizioni di prova a bassa umidità relativa non sono una scelta arbitraria: misurano l’acqua realmente trattenuta.

L’umidità adsorbita al 20-40% di umidità relativa è legata stabilmente nella porosità più fine del granulo e non viene rilasciata nell’imballaggio. Al contrario, l’acqua assorbita in un test all’80% di umidità relativa è in parte trattenuta debolmente, per condensazione capillare nei pori più grandi: se l’umidità relativa dell’ambiente si abbassa, quella quota extra viene facilmente rilasciata.

Un valore misurato all’80% di umidità relativa è quindi un dato bello da vedere, ma non rappresenta la protezione reale che il disidratante offre dentro l’imballaggio. Prima di confrontare due schede tecniche, verificate sempre che le condizioni di prova siano dichiarate e identiche.

Vale anche la pena ricordare che, se l’umidità relativa all’interno di un imballaggio arriva all’80%, il problema non è più la differenza tra 24 g e 35 g di capacità.
A quel punto, il problema è l’imballaggio.

In pratica: attenzione ai numeri

Un valore misurato ad alta umidità relativa è:

  • tecnicamente corretto
  • ma poco rappresentativo dell’utilizzo reale

È un dato che colpisce.

Ma non descrive la protezione effettiva che il disidratante può garantire all’interno dell’imballaggio.

Prima di confrontare due schede tecniche, è sempre necessario verificare che le condizioni di prova siano dichiarate e identiche.

E i disidratanti per container al cloruro di calcio?

Lo stesso principio vale per i sacchetti disidratanti al cloruro di calcio utilizzati all’interno dei container per il trasporto marittimo. Anche in questo caso circolano sul web dichiarazioni fantasiose ed ottimistiche, che vanno analizzate per essere comprese appieno. Da notare che il proliferare di produttori “ottimisti” sulla performance del loro prodotto è stato ampiamente incentivato dalla mancanza di una norma di settore per questi materiali.

Dedicheremo a questo tema una documentazione specifica.


Se volete capirci qualcosa: 0039 011 96 43 430 — info@levosil.com

I sacchetti disidratanti e il Regolamento (UE) 2025/40 (PPWR): una normativa ancora aperta a interpretazione

Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è una normativa molto ampia, che nasce per regolare la gestione degli imballaggi nel loro complesso. Proprio per questa ampiezza, lascia inevitabilmente margini interpretativi su prodotti di nicchia che rappresentano una parte infinitesimale sul volume degli imballaggi presenti sul mercato. Tra questi figurano i sacchetti disidratanti (comunemente ricercati su internet come “sali disidratanti” o “sali antimuffa”).

I sacchetti disidratanti non sono imballaggi nel senso tradizionale del termine. A oggi, inoltre, non esiste una filiera di riciclo dedicata ai disidratanti (non giustificata dai quantitativi in gioco) né un sistema di etichettatura ecologica pensato per questi prodotti. Questi elementi portano a ritenere che i sacchetti disidratanti possano restare fuori dall’ambito di applicazione del PPWR.

Per avere un quadro definitivo, Levosil ha richiesto un parere diretto alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea. In attesa di una risposta ufficiale, la posizione attuale è la seguente: i sacchetti disidratanti non sarebbero soggetti al PPWR. Restano comunque già conformi alla parte del regolamento attualmente in vigore, in particolare alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5.

Cosa prevede in generale il Regolamento (UE) 2025/40

Il PPWR è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 gennaio 2025 ed è entrato in vigore l’11 febbraio 2025. Si applica in via generale ma non integrale dal 12 agosto 2026 e sostituisce la direttiva 94/62/CE. Lo scopo principale del Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) è ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti di imballaggio promuovendo un’economia circolare.

La linea Levodry (cloruro di calcio) seguirebbe in ogni caso regole diverse a fine vita: il rifiuto esausto rientra nella disciplina generale dei rifiuti (direttiva 2008/98/CE), non nelle filiere dei rifiuti di imballaggio. Il sacchetto Levodry rispetta comunque le prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5, applicabili indipendentemente dall’esito della classificazione.

Quando il sacchetto disidratante NON è imballaggio

Se il sacchetto è inserito stabilmente all’interno di un prodotto come sua parte integrante per tutto il ciclo di vita — ad esempio alloggiato in modo permanente in un’apparecchiatura o in una lampada — non è considerato imballaggio (art. 3, punto 1, lettera a, e considerando 13). In questa configurazione il PPWR non si applica in alcun caso.

Le scadenze principali del PPWR

  • 11 febbraio 2025: entrata in vigore del Regolamento.
  • 12 agosto 2026: applicazione generale; limiti PFAS per gli imballaggi a contatto con alimenti (art. 5, par. 5).
  • 1° gennaio 2028: adozione degli atti delegati su criteri di progettazione per il riciclaggio e classi di riciclabilità.
  • 12 agosto 2028: etichettatura armonizzata sulla composizione dei materiali.
  • 1° gennaio 2030: obbligo di riciclabilità in classe A, B o C; contenuto minimo riciclato nelle parti di plastica; riduzione al minimo di peso e volume.

Levosil è già conforme all’articolo 5 del PPWR

A prescindere dall’esito della classificazione, Levosil conferma la conformità di tutti i propri sacchetti disidratanti alle prescrizioni sulle sostanze dell’articolo 5:

  • la somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente è inferiore a 100 mg/kg (100 ppm);
  • tutti i prodotti sono privi di PFAS: i limiti applicabili dal 12 agosto 2026 sono già rispettati per tutte le applicazioni;
  • tutti i prodotti non contengono bisfenolo A (BPA);
  • Levosil non impiega gel di silice con indicatore al cloruro di cobalto.

Il dimensionamento dei sacchetti Levosil è inoltre ottimizzato secondo le norme DIN 55473 e DIN 55474: la quantità di disidratante è calcolata sul fabbisogno effettivo di adsorbimento, senza eccedenze — un approccio comunque coerente con il principio di riduzione al minimo dell’imballaggio (art. 10).

Puoi contattarci adesso per maggiori informazioni: 0039011 96 43 430

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Sali o Disidratanti?

In Italia, è diventato uso comune definire i sacchetti disidratanti che si usano per proteggere gli imballaggi industriali “sali disidratanti”, “sali essiccanti”, “sacchetti di sale” o semplicemente “i sali”. In realtà, definire i disidratanti che si usano all’interno di un imballaggio “sali” non è corretto poiché nessuno dei disidratanti ammessi dalle normative internazionali (DIN55473 la MIL-D-3464E o la NFH0321) contengono sali o più in generale cloruri. Anzi, queste norme vietano espressamente l’utilizzo di sali per questa applicazione o l’aggiunta di cloruri ai materiali disidratanti che vengono inseriti all’interno delle casse e dei Packaging.

Spoiler: i sali sono utili nel campo della protezione dei container ma lo vedremo dopo.

L’associazione tra sale e capacità di ridurre l’umidità ha origine dall’uso del sale per la conservazione degli alimenti; il sale è stato ed è tuttora impiegato per conservare gli alimenti. Prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione, veniva impiegato per essiccare i cibi e prolungarne la conservazione. Da qui viene l’idea, ancora oggi molto diffusa, che ogni materiale capace di rimuovere l’umidità debba essere un sale.

A questo si va ad aggiungere il fatto che gel di silice (uno dei primi disidratanti impiegati per la protezione dei packaging industriali) ha un aspetto praticamente identico al sale grosso da cucina.

In sostanza: è vero che il sale è un disidratante ma NON è vero che ogni disidratante è un sale.

Se pensiamo al cloruro di sodio (NaCl) che tutti conosciamo come “sale da cucina” nel campo della Imballaggio industriale sono rilevanti alcune sue caratteristiche:

  • Blanda capacità disidratante: il sale da cucina è un disidratante, ma non è efficiente come il Gel di Silice, l’argilla, o il Setaccio Molecolare. Non viene utilizzato negli imballaggi industriali poiché non riuscirebbe a creare un secco abbastanza spinto (un’umidità relativa abbastanza bassa) da garantire la protezione dei prodotti all’interno degli imballaggi.
  • Deliquescenza: tutti i sali man mano che si avvicinano alla saturazione diventano deliquescenti. Vuol dire che il sale secco si presenta asciutto al tatto, ma man mano che assorbe l’umidità diventa sempre più umido fino a raggiungere addirittura uno stato liquido. Cosa che, all’interno di un imballaggio industriale, non è ammissibile perché potrebbe verificarsi la fuoriuscita di liquido dai sacchetti disidratanti che causerebbe danni irreparabili alle merci trasportate. Tra l’altro, trattandosi di un liquido altamente salino sarebbe l’innesco per importanti fenomeni di ossidazione, ed danni irreparabili a tutti i materiali di origine naturale come ad esempio pelle, legno, o carta.
  • Contiene Cloruri: la presenza di cloruri all’interno del sale lo rende inadatto all’utilizzo all’interno degli imballaggi perché se viene a contatto anche in minimi quantitativi con la maggior parte dei materiali metallici innesca fenomeni di ossidazione. Quindi ci troveremmo ad introdurre all’interno dell’imballaggio un prodotto che una volta saturo sarebbe la causa di uno dei principali problemi che stiamo cercando di combattere.

Sono questi i tre motivi principali per cui tutte le norme internazionali che si occupano di imballaggio (DIN 55473, MIL-D-3464E, e NFH 0321) proibiscono categoricamente l’utilizzo di prodotti disidratanti contenenti cloruri (dunque sali) all’interno degli imballaggi.

Peccato perché sarebbe stata una soluzione decisamente economica, visto l’abbondanza di sale su tutti i mercati.

Chiedere “sali” da utilizzare all’interno di un imballaggio può creare qualche fraintendimento, ma nella pratica si tratta di un problema limitato. Oggi, infatti un produttore esperto sa che con l’espressione “sale per imballaggio” si intende quasi sempre un disidratante per imballaggi, nella maggior parte dei casi a base di argilla disidratante.

Quando parlare di “sali” è corretto?

Esiste un campo in cui parlare di sali è corretto… ed è il campo dei prodotti impiegati per la protezione dei container.

Per questa applicazione i produttori utilizzano miscele di varia natura, ma la base è quasi sempre il cloruro di calcio (CaCl2). In questo caso si può a buon conto parlare di “sali”, meglio ancora se si aggiunge la precisazione “per container”, così da indicare con chiarezza l’ambito di utilizzo.
Perché per questa applicazione si preferisce il sale?

la risposta è che in quanto dobbiamo andare a proteggere un container per il trasporto marittimo ci troviamo a dover rimuovere un notevole quantitativo di umidità che penetra attraverso le bocchette di areazione del container, e contenuta nel volume d’aria interno e soprattutto nel legno e cartone utilizzati per imballare i materiali trasportati.

In questo caso, le caratteristiche che abbiamo visto prima possono tornare utili, ed i problemi possono essere secondari.

  • Blanda capacità disidratante: il fatto che il sale, e nello specifico il cloruro di calcio, non riesca ad assorbire l’umidità al di sotto del 40% e in realtà un vantaggio. Nel container non è necessario scendere al di sotto di questo tenore di umidità relativa per assicurare la conservazione dei materiali, dunque il fatto che i sacchetti disidratanti Levodry Gel si “disattivano” quando l’umidità relativa è intorno a questi tenori è solo un vantaggio; questo perché manterranno la loro capacità disidratante per i momenti in cui l’ambiente interno al container subisce degli sbalzi di temperatura con conseguente innalzamento dell’umidità relativa.
  • Contiene Cloruri: i sacchetti disidratanti per container non sono inseriti all’interno degli imballaggi ma sono all’esterno delle merci durante il trasporto in container. Dunque, la presenza di cloruri che è comunque inibita dall’involucro del sacchetto disidratante e dagli agenti. gelificanti non è un problema. È fondamentale, ma se il prodotto viene acquistato da una società che produce seriamente, che i sacchetti contenenti cloruri siano correttamente etichettati in conformità alle leggi europee, e che il produttore si sia premurato di registrare il codice UFI (che nel caso di Levosil è indicato sul foglio informativo all’interno di ogni scatola, sull’etichetta di ogni scatola, e sul prodotto stesso).
  • Deliquescenza: il problema viene risolto facilmente con un involucro dei sacchetti disidratanti a tenuta di liquido, e soprattutto utilizzando miscele di cloruro di calcio e agenti gelificati specifici che rendono sicuro il prodotto.

In ambito industriale, quindi, gli unici disidratanti che sono anche sali sono quelli impiegati per la protezione dei container, dove si utilizzano soprattutto prodotti a base di cloruro di calcio. Tutti gli altri disidratanti utilizzati all’interno del packaging non sono sali perché non sarebbero efficaci in questa applicazione.

Tutto questo per dire che se volete continuare a chiamare sali i sacchetti disidratanti va benissimo basta che li rivolgiate a qualcuno che sa quello che vi deve vendere in base alle vostre esigenze.

Soluzione Disidratante Naturale e Sicura

Il Moisture Grabber è un sacchetto disidratante appositamente studiato per il mercato della pelletteria allo scopo di eliminare i problemi di qualità legati all’eccesso di umidità nel packaging. Evitare la formazione di muffe permette di preservare la qualità del prodotti intatta anche in caso di stoccaggio a lingo temine o trasporto via mare in container. Moisture Grabber è prodotto in Italia, non contiene fungicidi e non emette alcuna sostanza chimica.

Disidratante Naturale

L’argilla disidratante è una Bentonite Calcica che naturalmente adsorbe ed intrappola l’umidità sottraendola all’ambiente in cui è posta. L’argilla usata nel Moisture Grabber è in conformità con le norme tecniche DIN 55473, MIL 3464E, NFH00320.

L’argilla disidratante è identificata dal CAS n° 1302-78-29. L’argilla Disidratante contenuta nel Moisture Grabber è un prodotto minerale naturale di cava, pertanto è esente dall’obbligo di registrazione REACH a norma dell’articolo 2, paragrafo 7 lettera (b) L’argilla oltre ad essere esente dall’obbligo di registrazione, è una sostanza non classificata come pericolosa, priva di sostanze SVHC, o di sostanze con classificazione PBT o vPvB, conseguentemente non è necessario né redigere una valutazione dell’esposizione, né comunicare gli usi lungo la catena di fornitura.

La stampa tipografica viene impressa impiegando inchiostri per la stampa su packaging alimentare impiegando tecnologia tipografica per garantire la massima leggibilità ed un risultato visivo finale tale da permettere l’utilizzo del Moisture Grabber anche in prodotti di alto livello. Le informazioni sul sacchetto sono stampate in Italiano, Inglese, Giapponese, Francese, Tedesco e Spagnolo.

L’involucro permette di intravedere il disidratante naturale all’interno della bustina pur evitando il rilascio di polvere da parte del disidratante. Il tessuto non tessuto scelto è idoneo all’impiego alimentare ed è omologato Tipo B (basso rilascio di polvere) in base alla norma tecnica DIN 55473.

La quantità di sacchetti disidratanti da utilizzare deve essere valutata a seconda del prodotto da proteggere, del volume e tipo di imballo scelto, e dalla shelf life che si vuole ottenere. Prestare particolare attenzione alla permeabilità al vapore acqueo dell’imballo che verrà impiegato.

Come Evitare la Muffa sulle Scarpe

L’origine del Problema

L’umidità naturalmente contenuta all’interno della pelle unitamente a quella proveniente dalle lavorazioni (presenza di collanti a base acquosa ad esempio) può causare un eccesso di umidità che ristagna all’interno del packaging creando un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe.

L’eccesso di umidità può anche causare una perdita di lucentezza del pellame, formando una patina opaca su tutta la superficie della calzatura. Infine la proliferazione di muffe è quasi sempre accompagnata dalla formazione di cattivo odore, che impregna le calzature.

Gli articoli più soggetti a queste problematiche sono:

  • Calzature;
  • Oggetti di pelletteria;
  • Borse in pelle;
  • Materiali igroscopici.

La muffa si può sviluppare anche su materiali completamente sintetici in presenza di condizioni favorevoli (caldo umido).

La soluzione

Le bustine antimuffa in argilla disidratante assorbono l’umidità dall’ambiente in cui sono poste rimuovendo l’elemento che favorisce la proliferazione delle spore fungine.

La soluzione è semplice, facile da implementare, e, soprattutto, sicura per gli utenti finali e gli operatori.

Le bustine disidratanti non rilasciano nessun elemento chimico all’interno del packaging, e trattandosi di un disidratante naturale, non etichettato, e conforme a tutte le normative di sicurezza possono essere tranquillamente utilizzate anche nel packaging che viene poi destinato al consumatore.

Rimuovendo l’umidità si eliminano completamente le condizioni che causano lo sviluppo delle muffe indipendentemente dal ceppo alle quali appartengono, i cartoncini antimicotici in commercio, oltre ad utilizzare prodotti di sintesi, potrebbero non avere uno spettro di azione completo e quindi le muffe si potrebbero sviluppare prosperando grazie all’umidità non rimossa dal packaging.

I Vantaggi di una Soluzione Naturale

Il disidratante non rilascia prodotti chimici, e non modifica il profumo del cuoio. Non vengono rilasciati agenti chimici che potrebbero modificare la lucentezza del pellame. Non sono presenti sostanze chimiche potenzialmente pericolose in funzione della loro concentrazione. La formazione di muffe viene inibita rimuovendo l’eccesso di umidità che ne favorirebbe la crescita, e non tramite l’impiego di fungicidi chimici.

Precauzioni Riguardo i Materiali Igroscopici

Un aspetto fondamentale quando ci si trova a dover risolvere il problema delle muffe all’interno di una confezione per la pelletteria è assicurarsi che tutti gli elementi igroscopici (carta e cartone in questo caso) siano secchi e stoccati in modo che non possano accumulare umidità in eccesso. Nella maggior parte dei casi il grosso dell’umidità che poi troviamo all’interno del packaging viene dalla scatola in cartone. Partire da elementi di packaging correttamente conservati permette di ridurre drasticamente il quantitativo di disidratante richiesto.

Unità Disidratante

Il problema

I sacchetti disidratanti sono generalmente prodotti utilizzato il Gel di Silice e l’Argilla Disidratante.

  • Il Gel di Silice è un disidratante di sintesi ottentuto tramite l’acidificazione del silicato di sodio e successivi processi di lavaggio ed essiccazione.
  • L’Argilla Disidratante è una Bentonite di origine natura che viene raccolta, setacciata ed essiccata.

Il Gel di Silice, se prodotto, conservato, e lavorato come si deve ha una performance costante (nessuna variazione tra lotti differenti) che si attesta sul 20% del suo peso in grammi di vapore acqueo adsorbito (96 g)  in condizioni di test DIN 23°C e 40% UR. Per questo motivo i sacchetti in Gel di Silice sono sempre stati venduti ed acquistati a peso; si può dire che due sacchetti disidratanti da 480 g in Gel di Silice, a prescindere dal produttore, avranno una performance identica. Fermo restando che entrambi i produttori dovranno utilizzare Gel di Silice di qualità e lavorarlo ed imballare il prodotto finito secondo gli standard di settore.

L’argilla Disidratante è invece un prodotto naturale ragione per cui non ha sempre la stessa performance. Inoltre non tutte le argille hanno le caratteristiche richieste per essere utilizzate nel campo della disidratazione.

Un sacchetto disidratante da 480g in Argilla potrebbe avere una performance variabile tra il 18% ed 19,5%, adsorbire quindi  86,4 g o 93,6 g di vapore acqueo o,  nel peggiore dei casi, se fosse prodotto utilizzando argilla non per disidratazione potrebbe non avere nessun effetto o addirittura rilasciare umidità all’interno dell’imballaggio.

L’utilizzatore, per determinare la performance dei sacchetti disidratanti in Argilla dovrebbe fare un test di assorbimento, e di volta in volta richiedere al fornitore la performance dell’argilla utilizzata per la fornitura successiva.

Ovviamente a livello industriale questo procedimento non avrebbe alcun senso e sarebbe inapplicabile, pertanto sono stati sviluppati standard di produzione internazionali per classificare e normare la produzione dei sacchetti disidratanti in argilla.

Tra i vari aspetti normati è stato introdotto il concetto di Unità Disidratante.

L’unità disidratante è il quantitativo di disidratante necessario per adsorbire XX grammi di vapore acqueo in camera climatica in condizioni 23°C e 40% UR.

DIN MIL NHF

I principali standard sono:

  • NFH 0321: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 100 g di vapore acqueo.
  • DIN 55473: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.
  • MIL 3464: Unità disidratante = al quantiativo di disidratante necessario per adsorbire 6 g di vapore acqueo.

Ovvero:

  • 1 Unità NFH = 16 Unità DIN = 16 Unità MIL
  • 1/16 Unità NFH = 1 Unità DIN = 1 Unità MIL

Perché introdurre il concetto di Unità Disidratante?

Quando si vende o si acquista un sacchetto disidratante è utile sempre parlare di unità disidratante perché quello che si va a vendere od acquistare non è il peso in grammi di argilla, ma il peso in grammi di vapore acqueo che il sacchetto andrà a rimuovere. Il peso del sacchetto in se potrà variare (entro certi limiti) ma la performance rimane sempre la stessa.

La morale:

Quando si acquista un Sacchetto disidratante in Argilla si acquista la sua performance finale (della quale il produttore è responsabile), e non il suo peso in grammi.

Levosil testa in camera climatica la performance di ciascun lotto (1000 Kg) di materia prima mi modo da garantire la corrispondenza agli standard di tutti i sacchetti disidratanti prodotti.

Campioni dei vari lotti in camera climatica per il test della performance disidratante

Norma “Francese” NFH = Grammi di vapore acqueo adsorbiti in condizioni 23°C / 40% UR = Norma MIL/DIN

  • 1 Unità NFH = 100g di vapore acqueo adsorbiti = 16 Unità MIL/DIN
  • 1/2 Unità NFH = 50g di vapore acqueo adsorbiti = 8 Unità MIL/DIN
  • 1/4 Unità NFH = 25g di vapore acqueo adsorbiti = 4 Unità MIL/DIN
  • 1/8 Unità NFH = 12,5g di vapore acqueo adsorbiti = 2 Unità MIL/DIN
  • 1/16 Unità NFH = 6,25g di vapore acqueo adsorbiti = 1 Unità MIL/DIN
  • 1/32 Unità NFH = 3,12g di vapore acqueo adsorbiti = 1/2 Unità MIL/DIN
  • 1/50 Unità NFH = 2g di vapore acqueo adsorbiti = 1/3 Unità MIL/DIN
  • 1/100 Unità NFH = 1g di vapore acqueo adsorbiti = 1/6  Unità MIL/DIN