Sali o Disidratanti?
In Italia, è diventato uso comune definire i sacchetti disidratanti che si usano per proteggere gli imballaggi industriali “sali disidratanti”, “sali essiccanti”, “sacchetti di sale” o semplicemente “i sali”. In realtà, definire i disidratanti che si usano all’interno di un imballaggio “sali” non è corretto poiché nessuno dei disidratanti ammessi dalle normative internazionali (DIN55473 la MIL-D-3464E o la NFH0321) contengono sali o più in generale cloruri. Anzi, queste norme vietano espressamente l’utilizzo di sali per questa applicazione o l’aggiunta di cloruri ai materiali disidratanti che vengono inseriti all’interno delle casse e dei Packaging.
Spoiler: i sali sono utili nel campo della protezione dei container ma lo vedremo dopo.
L’associazione tra sale e capacità di ridurre l’umidità ha origine dall’uso del sale per la conservazione degli alimenti; il sale è stato ed è tuttora impiegato per conservare gli alimenti. Prima dell’arrivo dei moderni sistemi di refrigerazione, veniva impiegato per essiccare i cibi e prolungarne la conservazione. Da qui viene l’idea, ancora oggi molto diffusa, che ogni materiale capace di rimuovere l’umidità debba essere un sale.
A questo si va ad aggiungere il fatto che gel di silice (uno dei primi disidratanti impiegati per la protezione dei packaging industriali) ha un aspetto praticamente identico al sale grosso da cucina.

In sostanza: è vero che il sale è un disidratante ma NON è vero che ogni disidratante è un sale.
Se pensiamo al cloruro di sodio (NaCl) che tutti conosciamo come “sale da cucina” nel campo della Imballaggio industriale sono rilevanti alcune sue caratteristiche:
- Blanda capacità disidratante: il sale da cucina è un disidratante, ma non è efficiente come il Gel di Silice, l’argilla, o il Setaccio Molecolare. Non viene utilizzato negli imballaggi industriali poiché non riuscirebbe a creare un secco abbastanza spinto (un’umidità relativa abbastanza bassa) da garantire la protezione dei prodotti all’interno degli imballaggi.
- Deliquescenza: tutti i sali man mano che si avvicinano alla saturazione diventano deliquescenti. Vuol dire che il sale secco si presenta asciutto al tatto, ma man mano che assorbe l’umidità diventa sempre più umido fino a raggiungere addirittura uno stato liquido. Cosa che, all’interno di un imballaggio industriale, non è ammissibile perché potrebbe verificarsi la fuoriuscita di liquido dai sacchetti disidratanti che causerebbe danni irreparabili alle merci trasportate. Tra l’altro, trattandosi di un liquido altamente salino sarebbe l’innesco per importanti fenomeni di ossidazione, ed danni irreparabili a tutti i materiali di origine naturale come ad esempio pelle, legno, o carta.
- Contiene Cloruri: la presenza di cloruri all’interno del sale lo rende inadatto all’utilizzo all’interno degli imballaggi perché se viene a contatto anche in minimi quantitativi con la maggior parte dei materiali metallici innesca fenomeni di ossidazione. Quindi ci troveremmo ad introdurre all’interno dell’imballaggio un prodotto che una volta saturo sarebbe la causa di uno dei principali problemi che stiamo cercando di combattere.
Sono questi i tre motivi principali per cui tutte le norme internazionali che si occupano di imballaggio (DIN 55473, MIL-D-3464E, e NFH 0321) proibiscono categoricamente l’utilizzo di prodotti disidratanti contenenti cloruri (dunque sali) all’interno degli imballaggi.
Peccato perché sarebbe stata una soluzione decisamente economica, visto l’abbondanza di sale su tutti i mercati.
Chiedere “sali” da utilizzare all’interno di un imballaggio può creare qualche fraintendimento, ma nella pratica si tratta di un problema limitato. Oggi, infatti un produttore esperto sa che con l’espressione “sale per imballaggio” si intende quasi sempre un disidratante per imballaggi, nella maggior parte dei casi a base di argilla disidratante.
Quando parlare di “sali” è corretto?
Esiste un campo in cui parlare di sali è corretto… ed è il campo dei prodotti impiegati per la protezione dei container.
Per questa applicazione i produttori utilizzano miscele di varia natura, ma la base è quasi sempre il cloruro di calcio (CaCl2). In questo caso si può a buon conto parlare di “sali”, meglio ancora se si aggiunge la precisazione “per container”, così da indicare con chiarezza l’ambito di utilizzo.
Perché per questa applicazione si preferisce il sale?
la risposta è che in quanto dobbiamo andare a proteggere un container per il trasporto marittimo ci troviamo a dover rimuovere un notevole quantitativo di umidità che penetra attraverso le bocchette di areazione del container, e contenuta nel volume d’aria interno e soprattutto nel legno e cartone utilizzati per imballare i materiali trasportati.
In questo caso, le caratteristiche che abbiamo visto prima possono tornare utili, ed i problemi possono essere secondari.
- Blanda capacità disidratante: il fatto che il sale, e nello specifico il cloruro di calcio, non riesca ad assorbire l’umidità al di sotto del 40% e in realtà un vantaggio. Nel container non è necessario scendere al di sotto di questo tenore di umidità relativa per assicurare la conservazione dei materiali, dunque il fatto che i sacchetti disidratanti Levodry Gel si “disattivano” quando l’umidità relativa è intorno a questi tenori è solo un vantaggio; questo perché manterranno la loro capacità disidratante per i momenti in cui l’ambiente interno al container subisce degli sbalzi di temperatura con conseguente innalzamento dell’umidità relativa.
- Contiene Cloruri: i sacchetti disidratanti per container non sono inseriti all’interno degli imballaggi ma sono all’esterno delle merci durante il trasporto in container. Dunque, la presenza di cloruri che è comunque inibita dall’involucro del sacchetto disidratante e dagli agenti. gelificanti non è un problema. È fondamentale, ma se il prodotto viene acquistato da una società che produce seriamente, che i sacchetti contenenti cloruri siano correttamente etichettati in conformità alle leggi europee, e che il produttore si sia premurato di registrare il codice UFI (che nel caso di Levosil è indicato sul foglio informativo all’interno di ogni scatola, sull’etichetta di ogni scatola, e sul prodotto stesso).
- Deliquescenza: il problema viene risolto facilmente con un involucro dei sacchetti disidratanti a tenuta di liquido, e soprattutto utilizzando miscele di cloruro di calcio e agenti gelificati specifici che rendono sicuro il prodotto.
In ambito industriale, quindi, gli unici disidratanti che sono anche sali sono quelli impiegati per la protezione dei container, dove si utilizzano soprattutto prodotti a base di cloruro di calcio. Tutti gli altri disidratanti utilizzati all’interno del packaging non sono sali perché non sarebbero efficaci in questa applicazione.
Tutto questo per dire che se volete continuare a chiamare sali i sacchetti disidratanti va benissimo basta che li rivolgiate a qualcuno che sa quello che vi deve vendere in base alle vostre esigenze.

